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Nel giorno 1°aprile del 1989, ebbe inizio la nostra avventura nel Pianeta Cane con l’arrivo in casa di Cristina.

1°aprile 1989 ore 9,30 + o –

Abbiamo finito il sale marino, non possiamo cambiare l’acqua a Chivas e Cointreau… ok, mentre Paolo si preoccupa di sistemare i nostri ‘pterois-volitans’ (pesci scorpione), io prendo il motorino e in un attimo sono al negozio di acquari, vado e torno.
Sono davanti al punto vendita, è chiuso. All’interno sento un gran abbaiare… a giudicare dall’insistenza e dal timbro di voce, deve essere un cucciolo con un caratterino niente male… strano che ci sia un cucciolo… qui non vendono animali diversi dai pesci… sarà il loro?… ma lo hanno lasciato dentro da solo?... sai che baraonda ha combinato con tutti quei ‘balocchi’ a disposizione… beh, da un momento all’altro dovrebbero arrivare i proprietari ad aprire, sono quasi le 10,00… fra poco lo scopriremo…
Passano alcuni minuti e ancora non si vede nessuno… dall’interno non si sente più nulla… che il cagnolino si sia addormentato?... sono le 10,15 possibile che ancora non arrivi nessuno?...
- Signore mi scusi, conosce i proprietari del negozio di acquari? -
- Si certo. -
- Sa dirmi perché ancora non hanno aperto? -
- Sono andati ad installare un impianto, saranno qui per le 12,00. -
- Grazie. -
- Di nulla. -
- A questo punto mi conviene tornare a casa… -
Tornata a casa, fra un metti a posto questo e un pulisci quell’altro, passano le 12,00 e poi le 13,00, fino a che alle 14,00 (circa) Paolo mi dice:
- Ma tu non hai fame?... -
- Ad essere sincera ho un certo languorino… è già ora di pranzo?... accidenti sono le due del pomeriggio… il sale, il negozio… ho fatto tardi! -
- Senti, adesso mangiamo, fra un’ora i negozi riaprono, se non abbiamo ancora finito di mettere a posto, se vuoi vado io… -
- Si, è meglio, anche perché così chiedi tu, cosa possiamo fare a Cointreau per quelle strane macchie… io non ci capisco niente di pesci… -
- Si, forse è meglio. -

Paolo alle 15,00 esce e dopo soli dieci minuti è di ritorno.
DRINN … il citofono.
- Si? -
- Barbara scendi?... ci ho ripensato, vieni anche tu. -
- Arrivo. -
Non chiedetemi come, né perché, ma ero più che certa che Paolo era già stato al negozio e invece di comprare quel che serviva ai nostri pesci, aveva visto il cucciolo e voleva portarlo a casa. Dire si, fare le scale a perdifiato e saltare in macchina è stato tutt’uno. Durante il breve tragitto cercai di fare la vaga… canticchiavo, guardavo il panorama… ho abitato in quel quartiere da quando sono venuta al mondo, ma non sapevo come nascondere la curiosità… avevo una gran paura che le mie sensazioni non fossero veritiere e allora… sai che delusione!... e come ci sarebbe rimasto Paolo se voleva farmi vedere qualcosa che non c’entrava niente con il cucciolo?... per fortuna la strada da percorrere era breve… dovevo avere pazienza ancora pochi minuti…
Eccoci di fronte alla porta del punto vendita… con fare tranquillo, ma non troppo, invito Paolo ad entrare per primo… il cuore in gola batte all’impazzata… le orecchie tese per cercare di sentire rumori di zampette o mugolii o… perché no, quell’abbaio insistente. Entro. Mi guardo intorno, non lo vedo… Paolo si avvicina a Franco, il proprietario del negozio, e in quel momento da dietro il bancone, salta fuori un… terremoto! Non curante di chi mi fosse intorno, mi lancio verso quel mucchietto di peli, e per alcuni istanti giochiamo come due fanciulli.
Ripreso il controllo di me stessa, mi avvicino a Paolo e a Franco per ascoltare quel che dicono...
La creaturina – giocando mi accorsi che era una femmina – era una cosina di pochi mesi che aveva la pretesa di assomigliare ad un Pastore Tedesco. Era stata sottratta ad un carico di cuccioli dalla dubbia provenienza, nonostante il suo spirito vitale, non era proprio in forma smagliante. Piena di parassiti… li aveva ovunque… addirittura li tossiva. Paolo ed io ci guardammo, non ci fu bisogno di parlare… prendemmo in braccio la cucciolina e via, di corsa dal veterinario.
Cristina, approssimativamente, dell’età di tre mesi, pesava solo tre chili, ma in compenso aveva una febbre da cavallo.
Il veterinario, un caro amico di famiglia, non aveva il cuore di esporci la diagnosi, perciò, silenziosamente, iniziò a scrivere la prescrizione medica, poi disse : “Se resiste alla terapia ci vediamo tra una settimana”.
E andammo avanti di settimana in settimana e di quindici giorni in quindici giorni…
Cristina ha raggiunto la veneranda età di quattordici anni… quattordici anni di momenti meravigliosi, unici per la loro simpatia:
- quando andavamo a trovare i miei genitori al mare e, nelle serate estive, ci attardavamo in giardino a fare due chiacchiere, lei cominciava ad abbaiare in maniera così insistente che non c’era altro modo, per farla smettere, che quello di accompagnarla in camera, indicarle il suo lettino e lasciare che si addormentasse… la sera era la prima a coricarsi e la mattina l’ultima ad alzarsi;
- non ammetteva ritardi sul servizio mensa: se passava l’ora della pappa, anche solo di pochi minuti, si armava di ciotola e veniva a cercarci… se facevamo finta di niente, ci girava intorno, ci urtava… e se ancora non aveva ottenuto l’attenzione desiderata, ci faceva cadere la ciotola davanti ai piedi… a quel punto… come non darle retta?!?!
- ingegnosa ed espressiva in molte cose, soprattutto nel trovare scappatoie quando le veniva chiesto di fare qualcosa di diverso dalle attività ludiche… tutto, purché non avesse alcun legame con la fatica.

E… ironia della sorte… ha scelto proprio un 1° aprile per salutarci.

A lei dobbiamo i molti cambiamenti della nostra vita e, il salto in quella dimensione, dove la forza interiore ha il potere di realizzare i sogni.

1 Aprile 2009 - sono passati vent'anni... festeggiamo oggi l'inizio di una nuova vita... le parole qui sotto riportate si trovano nelle pagine di introduzione del mio primo libro, un piccolo diario dove ho riversato il mio accesso a questo mondo...

Sono passati ormai molti anni dal giorno in cui decisi che la vita con l’uomo mi andava stretta. Pensavo spesso di essere un animale solitario, ma la verità era che non mi trovavo nella società umana. Un giorno, guardando là, fuori, in quel mondo per me così estraneo, la mia attenzione fu catturata da due ipnotici gioielli: gli occhi di un cane.
Fu in quel preciso istante che decisi quale indirizzo avrei dato alla mia vita.

Inseriremo in questo spazio alcuni filmati, per noi ancora emozionanti, di momenti trascorsi con i nostri gioielli: allenamenti, sport, giochi... di tutto un po'.

Filmato: Quattro passi con le mie Stelle

La Storia

Stella Grigia è la traduzione dell'affisso "Vom Grauen Stern" di Alfa e Arek, i due pastori tedeschi, fratelli di cucciolata, arrivati in Italia nel lontano settembre del 1990. Il nome del loro allevamento deriva dal color argento del manto della mamma "Dolly Vom Wildbachtal", una femmina di grande temperamento che si è distinta nelle competizioni europee più importanti di SCH h3, IPO 3 ed FH.

Il nome del nostro credo è stato a loro dedicato in quanto i primi ad accompagnarci verso la conoscenza del pianeta cane.

Alfa prima di Arek, entrò a far parte del branco di casa Caldora, già composto da quattro elementi: Paolo e Barbara (bipedi), Cristina (una voce e una coda) e Gretel (tanti peli a forma di pastore tedesco). Aveva solo due mesi quando fece quel suo primo viaggio in aereo da Hannover (via Francoforte) destinazione aeroporto di Fiumicino a Roma, dove Paolo l'aspettava. Ancora non l'aveva vista e già era terribilmente pazzo di lei.
Quando uscì dal trasportino dove era stata parcheggiata dodici ore prima, la cucciolina si diede una bella stiracchiata, fece una lunga pipì e saltò fra le braccia del suo compagno umano.
Giudicando dalle apparenze non sembrava proprio un pastore tedesco; pesava più di dodici chili, aveva due orecchie enormi e cadenti sui lati del muso come un labrador, pelo folto e ossatura da terranova. Era stupenda.
Arek si unì a noi all'età di due anni, quando decidemmo di trasferirci in campagna e di fondare la nostra Stella Grigia.
Stella Grigia racchiude in sé il desiderio di divulgare e di dividere con gli altri la passione e il rispetto verso i cani.
Il filone educativo sul quale è stata basata la sua dottrina vuole riconoscersi nella semplicità di linguaggio fra due specie animali tanto diverse e tanto simili l'una all'altra. Gli idiomi possono essere assimilati con facilità solo se l'umiltà e la comprensione hanno la possibilità di emergere.
Pensa semplice e ti capirai con il tuo cane.

Cristina

Gretel e Cristina

Alfa

Alfa

Cristina, Gretel e Alfa

Arek

Più di dieci anni fa…

Era il giugno del 1995, quando Paolo ed io, abbiamo deciso di fondare la scuola “Stella Grigia”.
Eravamo sinceramente, molto amareggiati e stanchi delle incomprensioni nate, maturate e degenerate nel corso degli anni, nell’ambito delle due società delle quali facevamo parte sia come soci sostenitori sia come personale lavorante. Nelle società l’ago della bilancia non pende mai solo da una parte o solo dall’altra, certamente noi non siamo state persone facilmente comprensibili, come non lo sono stati per noi i nostri soci, però, in tutta sincerità, ci sentiamo di dire che da parte nostra c’è sempre stato un profondo rispetto verso tutti, non ci sentiamo di affermare o di smentire, con altrettanta schiettezza, se la stessa lealtà è esistita nei nostri confronti… mah!… quel che è stato è stato. Abbiamo imparato molto dalle persone che ci hanno accompagnato fino a quel momento, sia dal punto di vista di conoscenza della materia, sia dal punto di vista di interazione con il genere umano, e di ciò li ringraziamo. Queste stesse persone, inoltre, hanno fatto in modo di far crescere in noi un amore smodato, se mai ce ne fosse stato bisogno, verso i cani e i cani, meravigliosi esseri viventi possessori di un’anima superiore, hanno reso possibile la comunicazione senza veli.
Non è stato facile ricominciare per l’ennesima volta, non è stato facile lasciare quel che avevamo costruito con tanta dedizione, non è stato facile continuare a guardare in faccia i personaggi che fino a quel momento ci avevano giurato “amore eterno” e in un istante ci hanno dichiarato guerra, non è stato facile sentirsi dire “ti amo” e leggere in quelle parole “ti odio”… ma è stato possibile resistere a tutto questo grazie all’unione del nostro branco, sempre grande e quanto mai vivo, oggi più di allora.

Nei dieci anni e più… prima e dopo.

Qualcosa di noi, dei nostri cani, dei nostri amici.

Muna: fra Paolo e me già esisteva una profonda amicizia… Muna era la mia Schnauzer Gigante. Quando arrivò a casa avevo quindici anni e lei non era altro che un orsacchiotto nero. Ricordo ancora come se fosse adesso, il primo incontro. Erano le otto di mattina di un giorno scolastico; esco di casa; prendo l’ascensore; arrivo al piano terreno; apro la porta di quell’attrezzo infernale che funzionava una volta su dieci – otto piani non sono uno scherzo, soprattutto se devi farli in salita – e chi ti trovo davanti a me?!… un signore con una meravigliosa cosa pelosa che si poggiava con tutta la sua pancia sulla manona dello sconosciuto. “Muna” urlai. Non avevo dubbi sul fatto che fosse lei. Sapevo che papà ci stava preparando una sorpresa, ma non sapevo quando sarebbe arrivata. Nel mio modo di esultare credo di aver impressionato non poco quel signore, senza chiedere più di tanto – potevo benissimo sbagliarmi, non abitavamo solo noi nello stabile, ma sfido chiunque a deludere uno stato euforico come il mio, non poteva dirmi altro che “si, è lei” – lo invito a salire con me – avrei fatto tardissimo a scuola ma non mi importava affatto, già non è che l’amassi tanto la scuola e ogni scusa era buona per non andarci, ma dopo quell’incontro come potevo andar via, aspettare ben cinque ore prima di tornare a casa dalla mia Muna, no, non era possibile, sarei entrata un’ora più tardi, avevo una stupenda giustificazione.
Non ricordo se a casa c’erano ancora papà e mia sorella o se erano già usciti per andare in ufficio lui e a scuola lei – è sempre stata molto diligente mia sorella, per nulla al mondo avrebbe perso un giorno di scuola, l’ho sempre ammirata molto per questa sua coscienziosità – di sicuro, però, c’erano mia madre con il mio fratellino piccolo.
Muna. Non capivo nulla di cani, ma li amavo più di qualsiasi altra cosa al mondo.

Ricordi d’infanzia.

Negli anni precedenti avevamo avuto tre Pastori Tedeschi: Rinti, Linn, York. Parlare di loro è dolce e amaro.

Rinti. Ricordo Rinti solo nei primi giorni a casa: un manto molto scuro, si divertiva a morderci i piedi – miei e di mia sorella – e più scappavamo, più lui ci rincorreva; più urlavamo, più lui si divertiva; ricordo le fughe sul letto e le notti insonni… guaiva… forse si sentiva solo… non gli era permesso di dormire con noi, però poteva stare in soggiorno… ma la solitudine non può essere consolata da una bella stanza, così, per tutto il tempo in cui rimaneva lì, si lamentava, ogni minuto sempre più forte, finché mamma non si alzava e andava a cullarlo.
Non ricordo altro… forse perché non ha fatto parte di noi per molto tempo.

Linn. Di lei ricordo anche meno. Ancora più scura di Rinti ma molto più tranquilla. Ho nella mente alcune immagine di Linn appena arrivata, alloggiata nel grande terrazzo del nostro appartamento… poi dopo alcuni giorni, la ricordo nel giardino della casa al mare… le mie mani immerse nel suo pelo nero… e lei che va via… in un’altra casa.

York. Aveva i colori del mitico Rin-tin-tin, il divo della televisione. Era buono, molto affettuoso. Amava stare sdraiato accanto alla finestra della sala… ed io dall’altro lato… lui fuori, io dentro.
Lo rividi alcuni anni dopo nel giardino di un amico di papà… non ricordo se mi venne incontro o no, non ricordo se voleva venirmi incontro e non poteva, non ricordo altro… solo un gran dolore… per come conosco ora i cani, non posso che confermare quel dolore… il distacco da quello che credi il tuo mondo è la cosa più amara che si possa vivere.

Con Muna per fortuna ho potuto vivere dieci anni… stupendi!
Anche se non mi trattava con molto rispetto, non mi importava ‘un fico secco’… ero la sua compagna di giochi, la sua riserva inesauribile di cibo, il suo cuscino… con lei ho diviso le mie fughe dalla realtà e le sue fughe da me che la chiamavo… poter rincorrere un leprotto fantasma o la voce del vento, era per Muna più forte di qualsiasi richiamo… amavo la sua espressione goliardica quando si fermava un istante a riprender fiato: la lingua penzoloni da un lato della bocca, le orecchie larghe in posizione di riposo, il respiro forte… approfittavo di quel momento per cercare di catturarla, mi avvicinavo piano e quando le ero ad un tiro di guinzaglio… via di nuovo a correre a perdifiato… in lei mi sono sempre identificata: voglia di libertà e coscienza di non poter osare di più!
Muna ha vissuto l’inizio della nostra storia.

Marzo 2008… più di dieci anni di “Stella Grigia”.
Tanti momenti da ricordare. Gli incontri con i cani che sono entrati a far parte del nostro branco. Le persone che hanno sinceramente creduto in noi e con le quali è maturata un’amicizia.

Gli allievi di ieri e gli amici di oggi.

Tutte le cose buffe sulle quali abbiamo riso e ancora ricordiamo con tanta simpatia.

Agility – Game Fair 1993 – data storica

Il nome della nostra scuola non era ancora nato, ma la ‘Stella Grigia’ era già viva. Questa data segna, non la prima gara alla quale abbiamo partecipato, ma il primo taglio con una realtà che non riuscivamo più a tollerare e il debutto di una cara amica.

Per quel che riguarda le competizioni di agility, precedentemente al Game Fair, c’era stato il grande debutto ad Ancona, di Paolo e Alfa: debuttanti large, 1° classificato; 1° brevetto large, 1° classificato; open (junior e senior gareggiavano insieme, classifica unica), 4° classificato.

 

Arrivati la mattina alla Fiera di Ancona, ove si sarebbe svolta la gara, eravamo un tantino preoccupati, Alfa non conosceva il fondo di moquette, come avrebbe reagito?... sicuramente bene, tutto le scivolava addosso come l’acqua su una superficie impermeabilizzata, però… l’inconveniente delle probabilità c’era… comunque, preoccupati o no, eravamo lì, qualcosa avremmo fatto… entrati nel padiglione chiediamo dove fosse ubicato il ring di agility, ci informano che per motivi di spazio non avevano potuto mettere gli ostacoli all’interno bensì nel parcheggio al di là del padiglione. Paolo ed io ci illuminammo – gli altri concorrenti un po’ meno. Il parcheggio era una distesa di cemento… ci sentivamo a casa. Eh si! Non possedevamo un campo regolamentare in erba per allenarci, ma un piccolo parcheggio in cemento dove, sottraendo un po’ di posto alla macchine, montavamo i nostri ostacoli… e che ostacoli!... spranghe di ferro rubate ad uno scheletro di gazebo e assemblate alla meno peggio… non avevamo il tubo morbido… quello rigido era stato ricavato da un tubo dell’aria condizionata… del tavolo non avevamo nemmeno l’ombra… per non parlare della palizzata… una volta ci si arrangiava così!... avevamo però, una grande fiducia nel nostro binomio Paolo-Alfa… puntavamo tutto su loro e sul meraviglioso rapporto di rispetto-fiducia che li univa… e visti i risultati del debutto, non abbiamo sbagliato a farlo.

Filmato: Alfa ad Ancona nel 1993


Dopo Ancona, la gara più simpatica e inverosimile che ricordiamo: Livorno.
Alla gara di Livorno partecipai (io-Barbara) con Cristina. La manifestazione si svolgeva ancora nella Fiera, questa volta però, all’aperto. Un posto molto bello, forse un tantino assolato… il ring di agility ospitava un percorso bizzarro quanto il nostro – alcuni ostacoli erano veramente improponibili – ma la cosa più bizzarra di tutte, era il giudice. Di fresca nomina, non aveva molta dimestichezza con il regolamento. Le zone di contatto erano valide, per lui, quando non venivano toccate – ricordo l’euforia di un concorrente il cui cane non le facevo mai, neanche con le zampe impiastrate di colla – e lo slalom era un ostacolo da eliminare, in quanto troppo difficile. Per quel che riguarda la mia gara – un disastro – venni esortata ad uscire quando la vivace Cristina – che vedrete poi nella gara del Game-Fair – annoiata da quegli ostacoli messi in un ordine non congeniale alla sua logica, decise di affrontare lo slalom – con la sua proverbiale flemma – nel vederla così poco vivace, il giudice mi eliminò in quanto, in quel particolare ostacolo, non avevo il cane sotto controllo… e per tutto il resto del percorso allora?!?... uscii dal ring festeggiando con la mia Cristina, un numero incalcolabile di rifiuti e di risate, che fino a quel punto ci eravamo fatte… con noi festeggiò pure tutto il pubblico – non ho mai capito se festeggiavano perché si erano divertiti nel guardare le espressioni di Cristina, oppure perché, finalmente, rendevamo nuovamente agibile il campo!?!

Ma parliamo ora del Game-Fair.
A parte un altro divertente show di Cristina (vedi il filmato), la bella gara di Alfa e l’addio ad alcuni personaggi… quella caldissima giornata va ricordata per il debutto di: Adia e Marina.
Adia: una femmina di Pastore Tedesco di sei anni; con Marina aveva già conseguito il 3° brevetto di lavoro, e dopo soli quattro mesi di preparazione, era pronta a superare anche i due brevetti di agility. Tanto docile quanto duttile, era sempre disponibile a seguire Marina in ogni avventura.
Marina: quando l’abbiamo conosciuta - parliamo di ben diciannove anni fa - già era una cinofila. Quel che più colpiva della sua persona, era la disponibilità verso il prossimo e un’inesauribile carica esplosiva, tale da farla riuscire in ogni cosa si imponesse di fare… era un concentrato di bontà e determinazione… il tempo non l’ha cambiata.
Per rimanere in tema cinofilo, vi riporto alcuni esempi sulla sua caparbietà: per insegnare ad Adia alcuni ostacoli un po’ ‘ostici’, Marina affrontava, lei per prima, l’ostacolo in questione . Mi spiego meglio: se Adia era titubante nel salire sulla passerella, Marina vi saliva al posto di Adia… Adia nel vederla, la seguiva come un ‘cagnolino fedele’ – perdonate la battuta di spirito – così come, se aveva un problema ad entrare nel tubo, Marina si metteva giù a carponi, speditamente ci si infilava, e subito Adia dietro… se Adia, trovava improponibile un passaggio con Marina a destra, subito Marina faceva di tutto per trovarsi dal lato sicuro della sua compagna (Non sottovalutiamo la difficoltà, per un cane che ha lavorato cinque anni in ‘utilità e difesa’, l’affrontare cose completamente diverse, prima fra tutte la conduzione a destra del compagno bipede) .

Nel filmato che state per vedere, purtroppo non vi sarà possibile captare il sorrisino isterico di Marina che le si stampava in viso quando qualcosa la preoccupava o la emozionava… ma sarà facile capire dai suoi saltelli e dai passetti veloci – quando si accorgeva di aver sbagliato qualcosa – o dalla corsa a fine percorso e dagli abbracci alla pastorella, quanto fosse commossa e contenta di essere lì con la sua Adia. filmato
Marina è ormai un’istituzione nella “Stella Grigia”, a lei sono dedicate queste prime pagine ricordo.

Album fotografico: Marina e i suoi cani

Filmato: Il debutto di Adia al Game Fair nel 1993

Filmato: Il debutto di Erika a Bastia Umbra nel 1996

Altri appuntamenti hanno rallegrato i mesi successivi, altre avventure belle nella loro semplicità e sportività… nuove conoscenze, nuove amicizie e purtroppo anche nuove delusioni.
Dopo qualche tempo, una nuova società - con gli alti e bassi di tutte le società - e la scoperta che altre persone condividevano le nostre passioni. Ci trovavamo in quel periodo, nel vecchio campo I.K. a Riano Flaminio, mentre attendevamo una risposta, da parte di un amico di mio zio (mio di Barbara), sull’affitto di un terreno a Roma in Via Due Ponti, per trasferirvi il campo di addestramento. Quel pomeriggio Massimo (il nostro socio), era fuori a girare per una trasmissione o per un film o ‘che so io’, così Paolo ed io eravamo lì a lavorare con i nostri cani e con gli allievi. Poco prima dell’apertura, mi trovavo nel campo piccolo a giocherellare con Arek – ancora nella fase di recupero da un periodo funesto della sua vita – quando al cancello si affaccia un ragazzo. Cercava Massimo, si erano conosciuti sul set di una trasmissione televisiva. Lo informiamo che quel giorno non sarebbe arrivato, ma che se gli faceva piacere, poteva rimanere e così, lo invitiamo ad entrare… due chiacchiere si sono trasformate in fiumi di parole, intervallate da sedute di lavoro in campo con i nostri cani e con gli allievi che nel frattempo cominciavano ad arrivare… fino a scoprire che condividevamo una stessa passione.
Era il 1993 quando conoscemmo Enrico e suoi cani: Rudy e Oxa.
Rudy: un maschio di Pastore Tedesco nero focato, equilibrato ed energico, stabile e duttile, docile alla voce di Enrico.
Oxa: una femmina di Pastore Tedesco grigio, armoniosa, docile e sensibile, vivace e curiosa, ma anche estremamente tranquilla nei momenti di riposo.

Enrico era alle prime armi in cinofilia, ma possedeva una grande sensibilità, sensibilità che gli ha permesso di saltare molti gradini della conoscenza meccanica, ritrovandosi in ‘men che non si dica’ ad ‘ingarellarsi’ in attente riflessioni e spericolate evoluzioni cinofile.
La prima cosa che ci colpì di Enrico fu l’attenzione che prestava a tutto ciò che accadeva nei ring di addestramento e a tutti i discorsi riguardanti l’importanza della crescita in sintonia con il proprio cane; il desiderio di capire e tutte le domande che ci rivolgeva per portarsi a casa un pezzettino in più, di quel qualcosa, che non si impara sui libri.
Innamorato dei suoi cani, ha dedicato loro, spesso affiancato anche da sua moglie Nadia, ogni minuto che riusciva a ritagliare nella giornata lavorativa, per non parlare dei giorni di festa… la sua passione l’ha spinto a spaziare nel mondo della conoscenza cinofila, tutto lo ha sempre interessato ed emozionato. A lui e al suo branco sono dedicate queste nuove pagine della nostra storia.

Album fotografico: Enrico e i suoi cani

Filmati: Enrico con Rudy, Oxa e Frida


Nella primavera di quello stesso anno, finalmente l’ok per il terreno in Via Due Ponti… il posto è molto bello, situato alle spalle del centro abitato, offre un’incredibile opportunità alle persone di uscire dalla città e rimanervi comunque all’interno - per il cittadino romano, restare dentro l’anello del raccordo anulare è di vitale importanza!... per gli altri cittadini delle altre città italiane, non lo so, sono romana e parlo di quel che l’esperienza diretta mi ha dato :) -.
Il lavoro che ci attende per mettere su un campo di sana pianta - e di quella grandezza – è immenso, ma la fatica non ci ha mai spaventato… motivati da entusiasmo rinnovato, ci rimbocchiamo le maniche e ci tuffiamo nella nuova impresa.
Una volta spianato tutto il terreno, le prime decisioni sulla suddivisione.
Iniziamo con il disegno del parcheggio, dei campi scuola, dei pascoli, delle zone d’ombra, del bar, dei bagni… le mie due richieste sono: avere un ring riservato per ’utilità e difesa’, e un anello perimetrale da poter assegnare agli allenamenti dei cani da tiro; quella di Paolo, che ci fosse un ripostiglio per le attrezzature da lavoro; quelle di Massimo… innumerevoli…

Durante l’allestimento del campo di sabbia, in un momento di pausa, scorgiamo nel parcheggio una macchina che rallenta. Dopo poco, una persona si avvicina e, timidamente, ci chiede informazioni sul posto: “Ho visto dei cani correre e alcuni ostacoli d

i agility, e così mi sono chiesto se state allestendo un campo di addestramento.”
A fare da Cicerone è Massimo: “Si. Fra brevissimo sarà pronto.”
Paolo ed io ci guardiamo, poi giriamo lo sguardo sul deserto che ci circondava, e la domanda che siamo posti è stata la stessa: “Ma di che posto sta parlando?... ci vorranno almeno due o tre mesi per renderlo presentabile!”
“Mi chiedevo se potevo provare con il mio cane…” continua l’educatissimo signore.
“Che cane ha?” chiede il nostro socio.
“Un cagnetto nero, tanto vivace.”
Un cagnetto nero, tanto vivace… nel sentire queste parole a cosa vi viene da pensare?... un cane di piccola taglia un po’ pestifero…
Dopo pochi giorni facciamo la conoscenza con Messner: un gigante nero con cravatta bianca – 75 cm. al garrese o giù di lì – orecchie pendenti, coda riccia e… una vitalità da far invidia al più esuberante dei quadrupedi... al guinzaglio tirava come un ‘animale’ e andava pazzo per la palla!
Marco, il suo fido compagno bipede, era anche lui molto alto – lo è ancora – e al suo fianco, Messner, appariva un cane di taglia normale… solo quando lo ebbi al fianco per la prima volta, mi resi conto dell’effettiva statura della creatura.
Vista la poca dimestichezza con l’educazione di base, e la predisposizione a fare un po’ di resta sua, il cagnetto fu invitato a frequentare le lezioni di obbedienza e, solo dopo aver iniziato a capire che forse doveva dar retta a chi gli stava al fianco, si sarebbe potuta impostare l’agility – dovendo girare un domani, libero nel percorso, e seguire le direttive del conduttore, come avrebbe potuto farlo se ignorava del tutto l’esistenza delle parole ’cooperazione e binomio’?... –
A portarlo a scuola, in questa prima fase, fu Claudia, la moglie di Marco. Puntualmente alle sette di sera, ero pronta per loro… quanti giri di campo al guinzaglio abbiamo fatto prima di riuscire a dominare (che parola grossa) la forza di quel cagnetto nero tanto vivace!... ma fu proprio in quelle interminabili passeggiate nell’oscurità del campo – l’unico punto illuminato di tutto il terreno era il ring di sabbia, ed essendo quindi l’unico ad essere funzionale, era dominato esclusivamente dalla figura del Cicerone… - dicevo, in quelle interminabili passeggiate serali, nacque una sincera simpatia fra me e Claudia e, con l’andare del tempo, si trasformò in sincera amicizia.
All’epoca del nostro incontro, la famiglia dei Messner era composta, oltre che da loro tre, da un arzillo vecchietto di setter irlandese ‘Lancelot’, simpaticamente soprannominato ‘Arterio’.
Arterio è stato, nella storia dell’agility, il più anziano giovane cane debuttante… alla tenera età di undici anni, a Torino, l’esordio nelle gare internazionali. Credetemi quando vi dico che è stato lui a farci capire che non voleva essere un semplice spettatore, che la sua età era solo anagrafica, che il suo spirito era quello di un giovincello.
Ora la famiglia dei Messner è molto più numerosa, fra i tanti componenti, la bellissima Valeria… a Lancelot, a Messner, a Claudia, a Marco… e a tutto il loro branco è dedicato questo terzo appuntamento con i nostri amici.

Album fotografico: I Messner

Filmati: Messner, Lancelot, Alya, Pisolo e Scarlet


I giorni dell’allestimento continuano, il campo è operativo solo per un terzo… Paolo si diletta nell’arte della falegnameria costruendo: una rurale, ma accogliente club-house, munita di bar e disimpegno, due confortevoli toelette e… tribune, panchine, ostacoli personalizzati, ecc. ecc… Massimo si allieta nel ‘ring operativo’, intrattiene il pubblico incuriosito da tutto quel movimento in un terreno che solo fino a pochi mesi prima era un pascolo alquanto desolato, mentre io… vengo adibita a ‘tutto-fare’… le mie mansioni vagano da mozzo del falegname, a conduttrice di: cani in passeggiata; palette di ‘…’ raccolte in giro per il terreno; decespugliatore (ore e ore a dondolarmi, con quell’arnese a tracolla, fra i ring sorti attorno al mitico campo centrale in erba da stadio, nel quale solo ad uno, era permesso l’ingresso).
Ma ecco finalmente un volto amico che mi permette di staccare un attimo dai delicati compiti che mi erano stati affidati: Marina.

Marina, dopo un breve periodo, leggermente caotico, della sua esistenza, torna finalmente alle cose belle della vita e a deliziarci con la sua allegria. Con lei, un giorno, arrivano le sue amiche: Maura e Nebbia.

Maura: alta, magra, passo felpato e lento… la tranquillità fatta persona.
Nebbia: sei mesi circa, bianca, gambe lunghe, andamento sinuoso… tranquilla ma… con un caratterino niente male.
Dopo le presentazioni di rito e i - di rito - convenevoli, mi infilo in un pascolo con i nuovi ospiti, finalmente anche io avevo un ruolo da Cicerone.
Il primo amico di Nebbia fu il mio Apache. Maura nel presentarmi la sua compagna pelosa, mi disse che aveva qualche problema a relazionarsi con i cani – forse perché era cresciuta con un gatto?... boh! – senza pensarci due volte, presi il mio piccolo guerriero e lo esibii alla indomita Nebbia. Uno sguardo, un’annusatina gentile e il gioco è fatto. Nebbia e Apache sono rimasti grandi amici.
Io c’ho messo un po’ di più a conquistare il suo cuore.
Mi ricordo quando, testarda più di un mulo, non ne voleva sapere di accondiscendere alla direzione, da me scelta, della passeggiata … si impennava come il cavallo bianco della pubblicità ‘Aiax tornado bianco’… per convincerla a riassumere una posizione più dignitosa e naturale, mi faceva sudare sette camicie… ma altrettante ne sudavo per persuaderla che, la direzione giusta da prendere durante la passeggiata, era quella decisa da me e non da lei. Allorché, ammansita finalmente la bestiola, rientravo dal lungo giro perimetrale del campo (solcato nel pomeriggio con Nebbia e di sera con Messner). Riconsegnandola alla fida compagna, ecco Maura, con la sua voce soft, elogiare con grandi parole la dolcissima Nebbia, ed ecco Nebbia, sdraiarsi sul dorso, estenuata da tutto quello scervellarsi sulle direzioni da prendere.
Crescendo Nebbia muta il suo carattere diventando la cana più ricercata della compagnia, simpatica e affascinante, per il suo modo di interagire con tutti gli esseri viventi e per la sua camminata da modella, si guadagna ben presto l’appellativo di Marylin.

Alla dolcissima Nebbia (Marylin per gli amici) - interprete di ‘Marylin’ nel libro ‘Ciro: storia di un cane’ - e a Maura - una ragazza alla quale dovrebbe essere affidato il compito di risanare le menti isteriche dell’umanità… una ragazza con la quale non è possibile non rilassarsi e non passare alcune ore in pieno relax… a loro è dedicato questo quarto incontro con gli amici più cari.

Album fotografico: Maura

Filmati: Maura

 

È settembre, il lavoro di allestimento continua – per fortuna che dovevamo essere operativi nella primavera passata! – e la posizione strategica del campo fa si che le persone non possano fare a meno di vederci… così, un po’ per curiosità, un po’ per effettiva ricerca di un centro di addestramento per cani, la scuola instancabilmente accoglie il suo pubblico.
Tra un sorriso di cortesia, un giro di paletta e, incredibile ma vero, una fugace seduta di addestramento con i miei cani… eccolo arrivare… un tipo diverso da tutti gli altri: andatura disinvolta e sicura, aspetto simpatico e amichevole - ricordava molto Maverick di Top Gun - con lui una bella ragazza, borsa a tracolla e bimbo per mano, accanto a loro un bellissimo Pastore Tedesco. Il mio ideale di famiglia… per un attimo torno con la mente, indietro nel tempo, rivedo i miei Pastori e vago con l’immaginazione: ‘come sarebbe stata una passeggiata con mamma, papà e…?’
Vado loro incontro, non volevo che qualcun altro li accogliesse al mio posto. Con Tonino, Sonia, Manuele e Dylan - per gli amici "Ondo di Casa Paparella" - è intesa da subito. Erano venuti alla scuola per un corso di obbedienza, sinceramente non ricordo se dovettero passare necessariamente sotto la visione del super-visore o riuscii ad eludere la sorveglianza… ero un attimino in disaccordo sugli approcci educativi al mondo cinofilo di ‘…’, non perché non ritenessi valida la persona, anzi, ma essendo sempre stata un po’ anarchica per indole, sicuramente cercai in tutti i modi di non farli passare dalla via maestra.
Mi ricordo di averli accompagnati nel ring all’estremo opposto di quello di sabbia, di aver fatto entrare Tonino e Dylan e di aver cominciato ad osservare il pastorello come mi era stato insegnato tempo addietro dal mio docet. Dylan, pieno di temperamento, adorava Tonino e di lui si fidava ciecamente… nervi saldi e tempra alta, non ebbe alcuna difficoltà ad infilarsi nel tubo o ad eseguire richieste strane… che problemi aveva?... nessuno. Esuberante e con un feeling invidiabile che lo univa al suo papà, era uno spreco non indirizzarli verso ‘le vie della forza’… così cercai di impegnare tutta me stessa per convincerli a non limitare la scuola al solo corso di obbedienza, ma di osare nelle discipline sportive… non ci volle molto!
Iniziammo, Sonia ed io, con la classica condotta, il seduto e il fermo sulla posizione; la sera arrivava Tonino per i primi ostacoli di agility… il tempo volava e Dylan filava come il vento sugli ostacoli. Con loro non fu affatto difficile lavorare gli ostacoli singolarmente e le sequenze, gli influssi uditivi e visivi, ma nonostante la grande docilità del Nero-Focato e lo stupendo legame che l’univa al suo compagno, su una cosa abbiamo penato - e riso al contempo - le partenze. Tenere fermo lo spirito vitale del pastorello, era veramente difficile.
‘Tonino attento, Dylan a chiuso la bocca, ora parte e non lo prendi più’… (Il filmato della storica partenza di Napoli)e così era… e si che Tonino correva veloce, ma Dylan era il figlio del vento… si divertivano come matti… la vena di follia che invadeva Dylan era veramente incontrollabile… guardarli girare era uno spettacolo di armonia.
Dopo qualche tempo si è unita alla famiglia la piccola Megan. Una cucciola di Pastore Tedesco bella come il sole. Come è stato per Dylan, anche per Meg, l’appuntamento per lavorare i primi passi di addestramento era l’ora di pranzo con Sonia. E come Dylan, anche Meg non ebbe nessuna difficoltà ad imparare, seguiva Sonia in ogni cosa, l’importante era stare con lei.
A Tonino, a Sonia, a Manuele, a Dylan, a Megan… alla loro stupenda famiglia è dedicato questo nuovo caro ricordo.

Album fotografico: Tonino

Filmati: Tonino


Per arrivare ad un nuovo, interessante incontro, dobbiamo fare un salto in avanti nel tempo e teletrasportarci nel giugno dell’anno seguente.
Il parcheggio del campo continua a ‘v…e’ gente; persone di tutti i tipi e di tutte le estrazioni; modelli strani con cani bizzarri, esemplari semplici con cani fantasiosi… nel periodo che ci divide da Tonino a quel giugno però, ci siamo dimenticati di annotare una cosa di notevole importanza, ossia, altri personaggi che si sono uniti alla schiera dei maestri e altrettanti a quella dei porta-palette. A questo proposito un ulteriore chiarimento: il Grande Maestro si era preso la briga di suddividere oneri e onori in egual misura fra tutti (ancora devo capire però, perché, se era vero quello che Lui diceva ‘siete tutti uguali’, a me toccavano sempre le creature un po’ ‘birbanti’, ai belli del gruppo le belle ragazze, che guarda caso avevano anche i cani che già di loro sapevano fare tutto - rimediavano ad alcune carenze di…?... boh, lascio a voi la libera interpretazione - e a Lui, i divi di Hollywood… divi che di Hollywood conoscevano solo il nome e che, a dirla tutta, non avevano neanche mai fatto parte del pubblico di una trasmissione televisiva… ma torniamo a noi e al nuovo, interessante incontro di giugno).
Paolo era seduto davanti al bar… già sento mormorare ‘anche Paolo si sedeva allora!’... ebbene si! Paolo, reduce da una brutta caduta durante l’esibizione alla Valle dei Cani a Roma, patrocinata dal Comune di Roma, sotto la stretta responsabilità di … (purtroppo non posso fare nomi, anche perché la persona responsabile si è ben guardata dal tutelare noi sfigati che eravamo lì, sotto il sole cocente, ad intrattenere il pubblico per pura beneficenza e vero, sincero animalismo… l’unica cosa che la brava personcina, si è premurata di fare, è stata una telefonata implorando “niente denunce, non abbiamo l’assicurazione... questa giornata deve essere ricordata come una festa, non vogliamo pubblicità negativa” … ma per chi ci hai preso?... siamo qui per i cani non per te… invece di pensare che tutto il genere umano sia uguale alla schiera di brave persone della quale fai parte, vai a farti una passeggiata di salute, te e la tua ‘finta’ buona pubblicità...).
Dicevamo, Paolo era seduto in quanto invalido, quando dal cancello pedonale entra un ragazzetto, capigliatura alla Lucio Battisti, accompagnato da un Pastorello altrettanto chiomato: Andrea e Toyfel.
Andrea aveva un appuntamento con il Maestro, il suo amico peloso era quel tipo di birbante un po’ mordace che non aveva nessuna intenzione di sottostare ai desideri di chicchessia.
Andrea era già alla sua seconda ‘buca’ consecutiva da parte di ‘…’ e aveva giurato che se anche questa volta fosse andata ‘buca’ non avrebbe mai più messo piede nel centro di addestramento.
Come da copione gli impegni di ‘…’ erano veramente troppi, ma c’era Vittorio libero, poteva vederlo lui… no, di Vittorio non c’era più neanche l’ombra… chissà dov’era andato?... allorché Paolo mi vide… ero senza decespugliatore, senza paletta e con il guinzaglio libero: ‘lei!... ti faccio parlare con lei’… e Andrea: ‘no, una femmina no!’ … suo malgrado, dovette accontentarsi… e così rompemmo il ghiaccio.
Gli incontri con Andrea e Toy si risolvevano in semplici applicazioni del quotidiano: passeggiare tranquilli senza pensare che il resto del mondo è da eliminare (!?!...!?!); farsi spazzolare la fluente chioma, sfatando la diceria che se non ci pettina possiamo ovviare alla caduta dei capelli (valeva per tutti e due); farsi guardare lì, proprio in quel punto che fa tanto male (senza pensare che qualcuno voglia amputarti la parte); e così via… nel giro di pochi giorni, la maggior parte delle loro incomprensioni, furono superate.

Nel giro di pochi giorni, invece, le ‘nostre’ incomprensioni con Cicerone, erano arrivate ai minimi termini. Paolo ed io ci guardammo, quel posto era diventato un supermercato del cane, le ordinazioni erano in...soddisfabili, gli obiettivi completamente diversi… “cosa ci stiamo a fare qui?”, “è ora che ‘Stella Grigia’ dia forza alla sua voce!”… ci congedammo e ci ritirammo in provincia.
I primi a seguirci: Marina, Enrico, Tonino e Andrea. Subito dopo: i Messner e Maura.

Per tutta l’estate Paolo si dedicò alla costruzione di un percorso e alla ricerca di un terreno.
A settembre cademmo in un’altra trappola – una nuova società – e a novembre eravamo nuovamente liberi. Fermi nella decisione di non volerci mai più ‘accoppiare’ con estranei, ci rimboccammo le maniche per l’ennesima volta e da lì a poco, finalmente, nasceva il ‘Campo Scuola Stella Grigia’.
La nostra religione è sempre stata quella di divulgare l’armonia, di costruire un rapporto basato sulla fiducia e sul rispetto. I binomi dovevano vivere un integro equilibrio, solo così avrebbero potuto raggiungere quell’invidiabile grado di sintonia non a tutti concesso.

A questo punto mi verrebbe facile parlare delle prime giornate di scuola, delle prime trasferte, delle prime gare sociali, dei pranzi e delle merende… delle gare della notte (folli partenze e impossibili dormite, strazianti canzoni e interminabili chiacchierate)… dei trofei, delle grandi soddisfazioni… ma rischierei di perdere il filo della storia… no, torniamo ad Andrea e a Toy.
Andrea dopo soli pochi mesi di lavoro era già stato soprannominato ‘il secchione’. Piccolo e caparbio, metteva in atto tutto quello che, giorno dopo giorno, riusciva ad assorbire. Il binomio chiomato, costruiva mattone su mattone, il magico legame che un domani l’avrebbe trasformato in una coppia ‘fuoriclasse’…

… basta parlare, guardate i filmati e giudicate voi stessi…

Ad Andrea e a Toyfel – vero nome ‘Bobo’ – sono dedicate queste pagine-ricordo di ‘Stella Grigia’.

 

Album fotografico: Andrea

Filmati: Andrea

 

Rimaniamo ancora per un attimo nell’autunno del 1995. Nell’interregno fra la dipartita dalla seconda società e la decisione di lasciare anche i terzi soci, sposando appieno il detto: ‘chi fa da se fa per tre’… è nostro desiderio parlare di uno degli avvenimenti più importanti della cinofilia il ‘Campionato Italiano S.A.S. di utilità e difesa’.
Erano già passati tre anni da quel meraviglioso giorno in cui potei abbracciare Arek e dirgli ‘finalmente sei a casa’. Non voglio annoiarvi con smielati sentimentalismi perciò di lui non racconterò altro che alcuni flash della mia mente: “ Sei appena arrivato, sei alto poco più di una bottiglia di coca-cola, sei grigio come un lupo e dai tuoi occhi esce solo amore… non posso parlarti, non posso toccarti, posso solo guardarti di sfuggita… tu mi vedi e urli con tutto il tuo cuore ‘ehi sono qui’… ora non posso, ma quando tutti se ne saranno andati, lo sai che verrò da te… amavo quegli incontri clandestini, tu mi riempivi di baci ed io di carezze e calore, ti portavo i biscotti, la ricotta e tutto l’amore di cui avevi bisogno… da un giorno all’altro ti chiusero in cella di rigore e le visite furono impossibili… ti guardavo mentre lavoravi sul campo, gioivo con te e con te soffrivo… rimanevo nell’ombra, in silenzio ti amavo… poi un lampo di genio, chiesi se potevo averti alla fine della tua carriera agonistica, mi fu risposto di no perché a quel punto avresti meritato la casa del padrone… non ho smesso sperare… i giorni passavano, tu crescevi, bello, sano, fiero… i giorni passavano le sofferenze aumentavano, la tua voglia di vivere si spegneva, le fughe per te erano sempre più difficili… finalmente nel terzo giugno della tua vita italiana, la rottura definitiva… ho fatto la mia offerta senza sapere come onorarla, ma avrei rubato per te… il tuo libretto mi venne consegnato, eri al fine uno di noi.”
Per tre anni Arek ed io abbiamo solo giocato, corso, vissuto come se fossimo un cucciolo e la sua mamma… non sono una mamma, qualcuno tanti anni fa mi ha impedito di esserlo, ora so perché e, nonostante i danni riportati, ne sono felice, senza quell’incidente non avrei mai conosciuto l’amore sincero delle creature semplici.
Dopo tre anni, passati a sperare di rivedere nei tuoi atteggiamenti il bagliore di quella luce che sprigionavi da cucciolo, eccoti erigerti fiero sulle zampe nuovamente forti… che dici Arek, ci proviamo?... abbiamo osato e ci siamo iscritti al Campionato Italiano S.A.S. di lavoro.
Furono tre giorni ricchi di commozione… insieme a lui superai l’emozione di varcare il cancello dello stadio, quello stadio nel quale già essere presente come spettatore mi gratificava, Arek si distinse fra gli atleti, per lui ricevetti molti complimenti… alla fine della competizione sfilai in seconda fila, dietro a Carmelo Sesto e accanto a Cristian Sesto, nella squadra della regione di cui facevo parte come sezione, la Lombardia, che in quell’anno fu la vincitrice del Campionato Italiano S.A.S. di utilità e difesa. Un momento della sfilata
Ma le emozioni non furono solo queste, in questa gara, dopo tre anni, rincontrai una cara amica, Stefania Fiorentini.
Paolo ed io conoscemmo Stefania nel 1989, agli albori della nostra storia, amica di Marina e Adia...

Alcuni momenti della preparazione agonistica di Stefania e Benny, di Marina e Adia, e l'equilibrio di un cane da difesa

Stefania

Benny

Stefania e Benny

Marina e Adia

Adia

Stefania e Benny al supermercato

... Stefania all’epoca era la compagna di Benny, un bellissimo maschio di Pastore Tedesco nero focato, insieme avevano già conseguito il secondo brevetto di lavoro; la cosa che ci è rimasta più impressa delle gare di Benny è il movimento ondulatorio del revier dell’affronto e abbaio (l’ultimo della sequenza) nel momento del suo arrivo…per Benny era inammissibile accettare la segnalazione del figurante con un semplice, continuo, ritmato ‘bau,bau’ o se vogliamo ‘wuof,wuof’… no per lui esisteva ‘t’ho trovato e prima che scappi te mordo, che credi che non lo so che poi cerchi la fuga?... tutta fatica risparmiata fidate… tanto il giudice se ne accorge che t’ho trovato quando te tiro fuori da lì dietro’… l’espressione di Stefania rappresentava la rassegnazione ‘tanto lo sapevo che lo tirava giù’. Ma Benny era un cane dai mille volti, sapeva impersonare ‘il cane dei rangers’ salendo sul tettino della y10 di Stefania, con la macchina in movimento, da lassù, perlustrava attentamente lo scenario, e che dire di quando andava in avanscoperta uscendo dal portone di casa: ‘Benny va’ a vede’ chi c’è’, ed eccolo saltare nei balconi attigui all’entrata, fare un giro veloce degli stessi e tornare tutto fiero… la nostra Alfa stravedeva per lui, ogni qualvolta lo vedeva, emetteva un abbaietto squittente e, quando finalmente lo aveva raggiunto, si faceva piccola piccola, gli dava il tormento leccandolo velocemente attorno le labbra alla maniera di un subalterno in adorazione del leader – chi la vedeva in questa situazione non la riconosceva ‘ non può essere Alfa l’assassina… ma guardatela è una cucciola!’ Il potere del fascino di Benny. Fratello coscienzioso, ha cresciuto il piccolo Alf in maniera sorprendente. Alf è entrato nel branco di Stefania e Benny nel 1990, fratello di cucciolata di Arek e Alfa, era il giullare di corte. Sempre pronto a giocare, a svasare le piante del terrazzo, a portare tutto quello che trovava in giro per casa – calzini, stracci della polvere e (spaziate con l’immaginazione) – sul letto di Stefania e poi comodamente sdraiacisi sopra e al momento opportuno giocarci un po’. Quando non era in casa, il suo tempo lo occupava a riordinare la povera y10… un giorno, portandola dal meccanico, questo si rivolse a Stefania dicendo: ‘ma che ce collaudate i missili qua dentro?’… vi giuro che il bravo meccanico non stava esagerando, Alf aveva sradicato tutto quello che, nella sua testa, era fuori posto, mettendolo… boh… da qualche altra parte.
Alf e Alfa cominciarono le competizioni sportive insieme. Storici sono rimasti i loro tre avviamenti accompagnati dall’inseparabile trottolino amoroso.
Sinceramente credo che volessero raggiungere un record di punteggi mai raggiunto fino ad allora: 100, 100, 100… altrimenti non mi spiego il perché di tanta ostinazione nel fare l’avviamento… per i loro avviamenti e trottolino amoroso ascoltato fino alla nausea, un giorno li ho minacciati di abbandonarli da porta-fortuna… finalmente smisero.
Dopo il primo brevetto di lavoro Alfa si tuffò nell’agility, Alf proseguì nell’utilità.
Rincontrare Stefania al campionato italiano fu una gioia immensa. Nel filmato di Alf, purtroppo abbiamo solo la prova di obbedienza, godetevi, oltre alle evoluzioni della sequenza, l’espressione goliardica da eterno Peter-Pan, del grigione più simpatico di tutti i tempi.

L’anno successivo la magia si ripeté, sotto una pioggia torrenziale il primo giorno e sotto un sole cocente l'ultimo, sempre al campionato di lavoro, sempre con Arek ed Alf. Di questo campionato per ora inseriamo solo i filmati ma ve ne parleremo quando arriveremo con la nostra storia in quell'ottobre del 1996.

Ad Arek, Alfa, Alf, Benny e Stefania dedichiamo questi stupendi ricordi.

 

Filmati:Arek e Alf Campionati sas 1995 e 1996

Novembre arriva, e con lui il nuovo campo. Il terreno è un vecchio vigneto abbandonato situato accanto alla scuola cinofila di un caro amico, Marco Reale.
Marco, la gentilezza fatta persona, si mette in contatto con il proprietario dell’appezzamento di terra e, in un battibaleno, i lavori sono in corso. Il campo Stella Grigia stava nascendo.

Come...
...era!
Come...
...era...
...durante...
...i lavori


Prima che sia operativo, però, ci vuole un intero mese. Nell’attesa, chiediamo ai proprietari del maneggio, vicini della parte opposta a Marco – per chiarirci: campo di Marco, noi, gli altri – se possiamo utilizzare il loro ring in sabbia per allenarci. Detto fatto.

E' diventato...
...il campo...
...Stella Grigia!


A dicembre siamo pronti per la nostra prima uscita in gara.
Località Ostia. Scuola organizzatrice Il Branco. Scuole presenti Il Branco, Jumping Club, Double J (La Spezia), Indiana Kayowa… e noi Stella Grigia. Gufi tanti.
Quello che ha sempre distinto la nostra scuola è la spensieratezza, come vedrete dalle esibizioni di questa primissima trasferta, non è l’allegria a mancare… forse un po’ di precisione… ma viva la felicità espressa dalle nostre coppie, la semplicità di esecuzione e non esecuzione degli ostacoli, la confusione, i gridolini e i salti di gioia…
A testimonianza di questa goliardia, abbiamo scelto quattro percorsi esemplari, più l’irripetibile, esilarante, trasportante entusiasmo della mitica puffa, Marina.

Filmati: Apache 2° grado

Filmati: Apache open

Filmati: Dylan 1 ° grado

Filmati: Erika 1 ° grado

Filmati: Marina e l'eliminazione

Filmati: Marina e il tubo


Dicembre è testimone anche, della prima coppia di allieve tutta Stella Grigia: Loriana e Camilla.
Loriana è una professoressa che professoressa non sembra. Forse vive nella vesta della sua professione, solo nell’ambito delle aule scolastiche, perché per come si presenta nella vita in ‘borghese’, tutto diresti tranne che è una professoressa. È cordiale, simpatica, buona e disponibile con tutti, tranquilla e placida in ogni suo atteggiamento… forse anche troppo… ne sa qualcosa Camilla, una vivace mix-breed di pastore tedesco e dobermann. Un tipo sprintoso e saettante… forse anche troppo… difficile per lei vincolarsi alla calma di Loriana. Spesso in disaccordo con i tempi di reazione della conduttrice, Camilla improvvisa – nella migliore delle ipotesi – oppure afferra la placida Loriana per un braccio invitandola a sveltirsi sulle indicazioni delle coordinate riguardanti il percorso.
Loriana e Camilla hanno volteggiato fra gli ostacoli della nostra scuola per circa dieci anni, in tutto questo tempo, le cose non sono cambiate molto… anzi no, mi correggo, c’è da dire, a favore di Loriana, che si è accelerata molto nello schivare le afferrate di Camilla… però un dubbio ci viene ‘è Lori che si è velocizzata o è Camilla che si è rallentata?’…
Perché questo dubbio?... perché con il maligno giallo che è apparso al loro fianco sette anni or sono, le cose non sono cambiate.
Nestore, un altro tipetto sprintoso e saettante… forse anche troppo… difficile per lui sottostare alla calma di Loriana… Nestore però, al contrario di Camilla, invece di perdere tempo impegnandosi a richiamare all’ordine la conduttrice, inventa… inventa fantasmagorici ostacoli - tanto da trovarcisi spesso in collisione – e impossibili traiettorie. Mentre l’esuberante malinois, attende i comandi di Loriana, divora a spallate tutto ciò che gli si presenta davanti, va pazzo per lo slalom e la salita della palizzata (una squadra demolitori non saprebbe fare meglio!)
E Loriana?...
Loriana con la sua calma e il sorriso sempre sulle labbra, si ferma, di tanto in tanto, cercando di realizzare sull’accaduto… si guarda intorno… riprende in mano la situazione e… via verso un’altra spettacolare interpretazione del percorso di agility.

Alla nostra cara Lori, a Camilla e a Nessi, va il nostro primo ricordo del 2009.

Album fotografico: Loriana

Filmati: Loriana

 

Febbraio arriva veloce e con lui la prima gara fuori porta: Torino – Internazionale 1996.
La competizione si svolgerà nel week-end, Torino è lontana, la partenza è prevista per il venerdì mattina, ritrovo a Roma. All’ora di pranzo eravamo ancora a Roma ad aspettare il piccolo puffo che, forse per l’emozione del debutto – abbiamo malignato – non riusciva a trovare la strada del rendez-vous. Finalmente vediamo la sua fuori serie, una ‘tipo’ del secolo scorso uscita di produzione già dopo qualche mese dalla nascita… Andrea arriva trafelato, subito cominciamo a prenderlo in giro ‘sei piccolo, non ti davano il permesso per uscire, non ti sei mai allontanato tanto da casa…’, e via dicendo. Il poveretto invece, aveva avuto una serie di contrattempi: bucato una gomma, un tamponamento, la chiusura di alcuni distributori di carburante ‘gas’… e chi più ne ha più ne metta. Finalmente partiamo.
Il viaggio prosegue bene per la maggior parte di noi, Tonino è felice di aver occupato il posto di seconda macchina, subito dietro al nostro furgone, così facendo si è messo in scia e non ha praticamente consumato carburante, al contrario di Andrea che con la sua ‘tipo’ a gas, non riuscendo a mantenere il passo, più volte si è trovato a dover usufruire della benzina, la trasferta gli stava già costando tutto lo stipendio… approfittando delle ripetute soste per il rifornimento di benzina di Andrea – non abbiamo ancora capito se la mitica ‘tipo’ consumava oltre ogni limite o la capienza del suo serbatoio era minima – che la fiat abbia sbagliato le proprorzioni???... può essere!!! – noi gentili signore non abbiamo avuto problemi con le richieste di ‘toilette’… ma il bello per Andrea e per Paolo – noto a tutti per la sua guida sportiva – ‘haancoradda’venì’!!!
Passata Genova, la neve!
Paolo sbianca, per intonare il suo colorito al candido manto che copioso ricopriva l’asfalto… ‘non ti preoccupare Paolo’ gli dico ‘rimani dietro al camion che hai di fronte e cammina nelle impronte delle sue ruote’… leggo nei suoi occhi ‘sgomento’, poi si riprende e biascica qualcosa del tipo ‘parli bene tu che hai la neve nel cuore’, ‘allora fai come ti dico e vedrai che non avrai problemi!’
Tutto proseguiva a meraviglia – solo all’arrivo in albergo abbiamo scoperto che Andrea, come Paolo, non amava la neve in autostrada e che per il restante tragitto ha continuato ad infierire sulla condotta del Capo, ignaro che il Capo seguiva le direttive del ‘terrore’ – tutto a meraviglia dicevo, finché il camion sparti-neve, esce dall’autostrada… di nuovo sgomento negli occhi di Paolo che, da poco, si era un attimino rincuorato nell’indubbio solco lasciato dal pesante mezzo il quale, oltretutto, mascherava la forza con la quale la neve scendeva fitta… vi lascio immaginare l’espressione del Capo quando al posto del deretano del camion si è trovato una fittissima tenda di neve… ‘mantieni l’andatura, un filo di gas, non frenare’… conoscendolo, ancora non mi spiego come abbia resistito!
Finalmente l’albergo: Euromotel di Nichelino.

A cena la tensione del viaggio si è spenta, la compagnia è allegra e stanca. Un’uscita veloce con i cani: hai visto se c’è Alfa in giro?... no, a dire il vero non l’ho proprio vista, non so se è venuta pure lei, ma attento che puoi incontrare Apache!... Maura mi tieni un attimo Apache… attenta si sta avvicinando un…- non feci in tempo a dirlo che Apache si ritrovava già dall’altra parte del marciapiede, Maura era abituata alla stazza di Nebbia, per gli amici Marylin, così un leggero strattone aveva fatto decollare il piccolo juventino -…scusa , scusa non mi sono resa conto…non preoccuparti, meglio lui in volo che attaccato al collo del povero sfortunato!...
Anche l’ultimo di noi si ritira in camera. Buonanotte!
La mattina presto scendiamo, Paolo ed io, con i nostri cani più discoli per non incontrare altri loro consimili… sorpresa delle sorpresa, nel parchetto vicino all’albergo c’erano tutti i nostri ragazzi… la forza dell’emozione?... l’animo sportivo?... la fifa per la gara?... non abbiamo indagato J
Eravamo molto orgogliosi di tutti loro!
Arrivati al palazzo della fiera – non ricordo se abbiamo cominciato a perderci già dalla quella prima trasferta o se vi siamo arrivati diretti – scarichiamo i trasportini, ognuno di noi cerca il posto ideale per se e il suo partner e, appena pronti, tutti attorno al ring ad osservare l’assemblaggio degli ostacoli, la ricognizione comincia sempre fuori campo in modo da conoscere già la sequenza da affrontare il momento che si entra per la prova senza cane.
La tensione inizia a farsi sentire: ‘faccio in tempo ad andare in bagno?... ma ci sei appena stata… beh, non l’ho fatta tutta… ho bisogno di un caffé, chi viene con me al bar?... ma così ti bruci lo stomaco… perché a stare a bordo-campo no!?!...
La gara ha inizio.

Ricorderemo sempre questa gara di Torino per lo splendido spirito sportivo, altruistico, amichevole mostrato da tutti i nostri ragazzi, per i bei risultati ottenuti nelle competizioni e per i complimenti del giudice internazionale Chevalier alla nostra squadra.
Grazie a: Enrico, Marco e Claudia, Maura, Tonino e Andrea.
Grazie ai supporter: Sonia, Emanuele (Raviolino) e Ilaria.
Grazie “Stelline”


Filmati: La stelline a Torino

16 marzo 1996… che data!!!
Il Campionato Regionale Lombardia di Addestramento ‘SCHh 3’.
Tornata a casa dal Campionato Italiano di Addestramento – ottobre 1995 – molto soddisfatta e un tantino preoccupata, ero finalmente giunta alla gara valida per la qualificazione al Campionato Italiano di Addestramento 1996.
Ricordi del Campionato di ottobre: eravamo usciti dal ring di attacco e difesa con qualche problema – psicologico io e fisico Arek – a causa di una bruttissima entrata nell’affronto da dietro. La manica bassa, attaccato al corpo del figurante non ha permesso un’entrata corretta ad Arek, questo lo ha portato a rimanere con il collo incastrato… il suo urlo, unito a quello del pubblico, mi è entrato come una lama nel cuore… non sapevo più che fare… se smettevo potevo creargli un problema psicologico e, con tutto quel che aveva passato, l’ultimo dei miei desideri era di fornirgli un nuovo stress, continuare poteva significare peggiorare un problema fisico prodotto dal brutto impatto… che fare?... come sempre mi sono affidata a lui: ‘se lui sta lì vuol dire che ce la fa!’
Da quella gara al primo allenamento sono passati due mesi di riposo. Poi piano, piano abbiamo ricominciato, ed eccoci nuovamente in competizione.
Arrivati al campo per la prova, troviamo ad accoglierci tutta la disponibilità della S.A.S. Valdoglio e gli Amici del Lavoro: Carmelo e Cristian Sesto, Antonio Ierardi, Riccardo Colaianni, Francesco Finocchiaro, Martino Martinelli… i giudici Arturo Lezier, con il quale era nata una simpatica amicizia al Campionato del 1995, e Werner Prigant, un caro amico di un nostro caro amico Tony Testa… e ancora Arnaldo Benini, conosciuto nel mondo dell’agility – quando l’agility era uno sport sano – e venuto appositamente al campo per stare con noi e per salutare il suo amico e maestro Arturo Lezier. Un week-end fra Amici.
I ricordi più simpatici: Martino era lì con la sua Helen per la Selezione F.C.I., nonostante fosse già un grande della cinofilia e avesse già raccolto molti frutti del suo operato, era un incurabile distratto. Paolo lo capiva perfettamente. Dovevamo andare a fare una pista di prova – eravamo tutti un po’ preoccupati per la pista perché i terreni non erano meravigliosi, ricordo che abbiamo canticchiato un coretto d’incoraggiamento per tutto il week-end – Martino viene con noi. Prima di salire in macchina, lo vediamo che cerca preoccupato un po’ dappertutto… ‘che succede?’…’non trovo gli oggetti’… tranquillo ne ho a iosa’… faccio per rovesciare la mia sacca quando Paolo, scaramantico incurabile ‘aspetta, aspetta uno te lo do io’ – un accendino bic – ‘c’ho preparato Alfa e, nonostante le preoccupazioni di Barbara, ho fatto un figurone!’…‘dai qua, non si rifiuta niente in queste circostante!’…
L’allenamento andò benissimo. Il giorno dopo Arek fece 99 ed Helen 99.
Arriva il momento della prova del campo per la sezione ‘B’.
Tutti pronti all’appello ma nessuno entra. Cosa succede?.... cosa succede?... STUPORE… nella parte finale del ring, dove avremmo dovuto fare l’invio in avanti, c’erano caprette e galline. Al fianco sinistro del campo, tutta la fattoria. Non sapevamo se ridere o piangere.
Recuperati gli animaletti, cominciamo… con qualche difficoltà!
Il giorno dopo, ci fu qualcuno che si giocò tutto l’esercizio dell’invio per abbandono della linea retta, in direzione pollaio… ma per fortuna una volta i ‘platz’ erano ‘platz’!
Arek fece 89, Helen 97.
Nella sezione ‘C’ la cosa più divertente che ricordo è stata la frase di Cristian a Pezzano. Cristian era il conduttore di Eso, un cane molto particolare dal morso molto forte e fermo,con un carattere molto, ma molto dominante. Cristian ci aveva discusso solo pochi giorni prima. Eso nella gara stentava un po’ a lasciare, allora il giudice lo esortò ad intervenire ‘ma insomma Cristian vuoi far lasciare questo cane’... Cristian senza pensarci due volte rispose ‘per me può uscire pure con tutto il figurante in bocca’… a quelle parole tutti siamo sbottati a ridere, e l’applauso arrivò spontaneo!!!
Ultima nota divertente che stavo dimenticando, fu quella riguardante Paolo che si sparò su una mano con la pistola dell’indifferenza allo sparo… gli rimase la mano nera per una settimana e non vi dico per quanto tempo lo presero in giro!!!
La gara si concluse al meglio: nel Campionato Regionale Arek arrivò secondo, dietro a Luigi Cimetti con Thali di Oroval, il fratello di cucciolata della nostra Thika, terzo Francesco Finocchiaro con Fiaba, quarto Antonio Ierardi con Ziro vom der Rostadt . Nella selezione F.C.I. vinse Martino con Helen (1° eccellente 286 punti CAC CACIT), secondo Carmelo Sesto con Chico Vom Sommerbring, terzo Mario Mazzariello con Togo di Oroval, fratello di Thali e Thika, quarto Riccardo Colaianni con Yanez de Gomena del Citone.

Un altro meraviglioso ricordo aggiunto alla nostra storia di ricordi… ricordi a cui amo pensare e che, forse mi mancano tanto quanto li amo.
Un saluto a Martino e un grazie particolare per l'appoggio morale, per il 'dai ciccio op' - Arek aveva qualche problemino a saltare - e per il ' forza lupi' - alla fine della sequenza di obbedienza... un saluto a Riccardo e Leda, a Francesco, a Cristian, a Carmelo, ad Arnaldo - grazie per essere venuto a fare il tifo per noi -, ad Arturo - grazie per le sue raccomandazioni a non correre tanto durante la sezione B e a lasciar fuori del campo l'emozione -, ad Antonio - allegro e spensierato come sempre -, a Werner e a tutti gli altri… a tutti grazie per averci fatto passare dei giorni spensierati.

Filmati: Il podio di Helen

Filmati: Il podio di Arek

Filmati: La gara di Arek: sez. C

Filmati: La gara di Arek: sez. B

Il tempo passa. Per un po’ niente gare. Meno male. Ci piace andare a fare le trasferte con i ragazzi, ma abusare nello sport non ha mai fatto bene (come vorrei che più di qualcuno la pensasse così!).
I ragazzi si allenano con molto impegno, progrediscono e molti di loro rimangono semplici così come li abbiamo conosciuti (quelli che non sono rimasti semplici e hanno preteso più del dovuto dai loro cani, sono stati messi nella condizione di andare altrove a sfruttare ‘chi ci ama per altruismo’!).
Ogni tanto qualcuno di loro viene a seguire i miei allenamenti nel campo accanto al nostro, quello di Marco Reale. Marco è il figurante dei miei cani. Con lui ho un ottimo rapporto di lavoro e di amicizia. Mi ascolta, ragiona con me sul come e perché lavorare in un certo modo piuttosto che in un altro, e così via… un giorno, invece di presentarmi da lui con Arek o con Gilda (di lei non vi ho ancora mai parlato, vorrei dedicarle un qualcosa di un po’ speciale, spero di riuscirci), porto in campo il piccolo Apache. Ho sempre avuto l’impressione che nel mio borderino ci fosse qualcosa di più del ripetitivo classico, così ho voluto togliermi lo sfizio. Marco divertito dalla cosa, ha cominciato a comportarsi come una vera preda, Apache è impazzito di felicità, sono sicura che nella sua testa il fumetto che è apparso era ‘finalmente hanno capito qual è il mio vero io’…
Alla fine della seduta di addestramento, Marco ed io ci fermiamo a chiacchierare. Eravamo molto contenti del risultato della prova e abbiamo deciso di tentare la sorte.

Ma di questa esperienza vorrei parlarvene quando arriverà il momento magico della gara.
Dunque dicevamo, gli allenamenti con i ragazzi della scuola continuano molto bene, e arriviamo a giungo 1996. C’è una bella gara a Torino, nel campo G.A.R.U., partiamo Paolo ed io, Andrea e Tonino. Altro simpaticissimo fine-settimana da ricordare.
Il sabato, Tonino e Dylan passano in secondo brevetto. Bravi!
La domenica Andrea, Paolo ed io ci togliamo qualche sassolino dalle scarpe! … dovete sapere che molti degli allora geni dell’agility non ci amavano assolutamente, soprattutto quelli non troppo lontani, così quando capitava che uno di noi andasse male, era per loro motivo di grande esultanza, quando però accadeva il contrario, rimaneva tutto in sordina… figuratevi che gioia per noi infilare quei percorsi un po’ folli della Bernasconi… il più magico, il secondo brevetto (il terzo ancora non esisteva, sarebbe entrato in vigore a settembre, e, anche allora dovevi accedere con tre podi, inutile sottolineare che dovevano essere netti, altrimenti non ce l’avresti mai fatta ad infilare il mitico tre-scalini, tutti erano indaffaratissimi a fare quei mitici tre podi), un percorso velocissimo, filante, pieno di trabocchetti all’apparenza inesistenti, il più temuto un tubo-tubo dove in tanti e tanti sono caduti con tutte le scarpe (vedrete poi il filmato). Parte Paolo e fila con la sua Thika più che veloce che mai, arrivato al punto cruciale, dà ‘dentro’ (il nostro tubo-morbido) e scappa via per la passerella, ancora qualche ostacolo e poi di nuovo lì, ancora a quei tubi intrecciati, il comando ora è per il tubo-rigido ‘tubo’, Thika s’infila mentre Paolo è pronto per lo slalom, da fuori si sente ‘che culo’… ed io ‘no, è bravura!’… Thika è prima! … è poi la mia volta, con Apache ho per i trabocchetti una conduzione un po’ guidata così devo per forza infilarmi fra gli ostacoli per mantenere la sua velocità, a quel punto da fuori ‘evvai è passata là in mezzo, ha perso un sacco di tempo, sono sul podio’ … ‘e invece no, attaccati!’ ho detto dopo io… arrivo al secondo tubo, di nuovo passaggio obbligatorio e Apache s’infila come niente fosse, io scappo allo slalom e via veloci all’arrivo… Apache è terzo! … spodestando quello che prima gioiva anzitempo… poi è la volta di Andrea, come da manuale passa indenne i trabocchetti, purtroppo però sbaglia lo slalom, che rodimento!... vabbè però fino a lì è stato mitico, pazienza…
In questa occasione parlo con Giancarlo De Martini, il giudice, che è in primo luogo un grande conoscitore di cani e un grande preparatore di lavoro (utilità e difesa), ‘vorrei farti vedere Apache in lavoro’… si illumina ‘portamelo alla gara di novembre, sarò onorato di giudicarti’… sono morta dalla felicità e dalla commozione.
Le trasferte con ZioTonino e il Puffo, il G.A.R.U., Giancarlo De Martini, Chiara De Martini, Torino, occuperanno sempre un posto speciale nei nostri cuori.

Filmati: Thika e Apache

Giugno 1996

Tiriamo le somme di questa prima stagione, siamo molto contenti dei nostri ragazzi, quasi tutti sono passati in secondo brevetto, e chi ancora non ha fatto il grande passo, gli manca solo una conferma. Grande squadra, ovunque si presenta, viene a ragione temuta.
Giungo, luglio e agosto, sono mesi di relax, ci si allena a ritmi lenti, studiando esclusivamente il singolo binomio con il singolo problema, si cura laddove c’è da curare e si fortificano i punti chiave, c’è molto da lavorare, ma tutto a tempo e modo.
Foto e/o filmati degli allenamenti
Personalmente in testa ho solo la gara di IPO1 con Apache e il Campionato Italiano di Addestramento SAS con Arek. La prima gara del mio zainetto invikta (soprannome che Marco Reale diede ad Apache, in occasione di un attacco: prova del lanciato, Apache gasato più che mai si lancia contro Marco che lo sfida, i due si incontrano, Apache salta e morde saldamente la manica servita da Marco, dalla foga e dalla velocità della corsa, dall’armonia e dalla grazia dell’impatto, esce un lanciato da applauso, i duellanti creano un tutt’uno, c’è una tale sintonia, una tale fiducia che Marco, invece di fermarsi e terminare la fase con il lascia e la vigilanza, continua a combattere con Apache, e nella rotazione, si chiude il braccio intorno al collo in modo tale da far scivolare Apache dietro la sua schiena. Apache rimane penzoloni, attaccato alla manica - dimostrando saldezza di nervi, morso duro e sicurezza - Marco a quel punto dice:’ mi sono fatto un nuovo zainetto… vi ricordate gli invikta a strisce bianche e nere?... eccolo qua, una zainetto peloso’… siamo tutti sbottati a ridere, Apache per nulla turbato è rimasto lì, con il suo morso fermo, appeso alla spalla di Marco… che coppia!...)
Immersa nei ricordi credo di aver perso il filo del discorso, dunque dicevamo: la gara di IPO1 con Apache e il Campionato Italiano di Addestramento SAS con Arek. Con Arek sarebbe stata l’ultima gara.

Per Paolo, invece, il chiodo fisso è la Nazionale Italiana di Agility. Scartato ingiustamente per il 1996, per il 1997 non voleva ci fossero scuse. Già nel 1993 in seguito ad un grande sopruso subito, non ce la fece con Alfa. Era stufo di vedersi passare avanti binomi che certo non gli ‘stavano’ davanti. La mitica Thika avrebbe dovuto riscattare i bocconi amari ingoiati a forza.
Furono molto gradite le telefonate di Paolo Meroni, Chiara De Martini e Massimo Pregnolato che, in seguito all’ennesima esclusione, lo avevano chiamato per rincuorarlo con la loro amicizia e spronarlo a non mollare.
Con la testardaggine che lo distingue e il grande cane che lo accompagna, si mette al lavoro!

Nel luglio di questa estate, entra nel nostro branco Timon, un figlio di Arek,. Ricordo come se fosse ora, la prima volta che l’ho visto. Casa dell’allevatore della mamma, sette cuccioli grigi che fanno il finimondo in un piccolo recinto antistante il box. A parte il fatto che li volevo tutti, era un’impresa scegliere… belli, di carattere, famelici, socievoli, giocherelloni… all’improvviso, due si staccano dal gruppetto, un maschietto e una femminuccia, lancio una bottiglia di plastica (dell’acqua), ci si tuffano sopra, cercano di afferrarla, è troppo grande per le loro bocche, vado per schiacciarla appena quando, il maschio, me la sfila dalle mani, la sbatte in terra e con l’aiuto di quella spinta riesce a tenerla in bocca… Arek era solito fare la stessa cosa con manica, assestava il morso… per me la scelta era fatta. Paolo mi ricordava che preferiva un cane con doti più spiccate per sport di agilità, io gli risposi che un cane da utilità può fare agility, un cane da agility ha scarse probabilità di fare utilità… ho vinto io!...
Non che lo volessi per lo sport, volevo quel piccolo lupo perché in lui ho rivisto l’impronta del papà. Appena giunto a casa, ha conosciuto la mitica Thika, ne è rimasto da subito conquistato.
Dopo quattro mesi, è arrivata a casa anche la sorellina,Tina.
Era ancora in allevamento, troppo birbante, troppo vivace, troppo pestifera… non riusciva a trovare una famiglia. Quando l’ho vista, il cuore mi è saltato in gola, una lupetta dagli occhi spiritati.
Timon e Tina si sono riconosciuti all’istante e da allora sono stati inseparabili. In questa occasione ho cominciato a pensare alla separazione dei cuccioli dalla mamma e dai fratelli, alle emozioni provate, al fatto se fosse giusto o meno dividere quei branchi appena formati…

Paolo e Timon
Timon e la banana
Il primo seduto
La posizione ... classica
Tina Paperina
Timon e Paperina
sguazzano...
... nel ...
...cantiere

Filmati: Timon e Thika

Filmati: Tina Paperina: Agility

Filmati: Tina Paperina: Agility allenamenti

Filmati: Timon: Mondioring allenamenti 1° parte

Filmati: Timon: Mondioring allenamenti 2° parte

 

Sempre in quell’estate un’altra cucciolata ha allietato la nostra scuola: Oxa e Rudy hanno reso felice Enrico.
Ricordi di Enrico:
‘Fin da piccolo sono stato attratto dagli animali, qualsiasi tipo di animale, li vedevo tanto fragili e allo stesso tempo coraggiosi, li vedevo piccoli e indifesi, non mi spiegavo come potesse essere possibile che nonostante l’apparente debolezza, potessero sopravvivere senza che nessuno badasse a loro. Mi riproposi che un giorno, da grande, avrei colmato questo mio dubbio.
La cucciolata fra Rudy e Oxa, fu dettata dall’amore profondo che nutrivo per i miei due pastorelli, erano la famiglia perfetta, perché tenerli divisi in un momento tanto naturale?... sapevo bene che non essendo un allevatore, non conoscevo bene le linee di sangue, non sapevo cosa avrebbe portato un accoppiamento che definirei ‘per puro amore’… ma ero pronto ad affrontare ogni rischio, ero pronto a provvedere a quella famiglia perfetta qualsiasi cosa fosse accaduto.
Ho seguito il corteggiamento, l’accoppiamento, la gestazione… dal giorno del parto e per i due giorni successivi, e in seguito in ogni momento che ho avuto libero dal lavoro, sono stato accanto alla mia Oxa, supportato da mia moglie Nadia. Ho potuto così, osservando i meravigliosi giochi della natura, oltre a soddisfare quella domanda di tanti anni prima, godere di una gioia immensa. Ero felice!
Grazie a Rudy e Oxa per tutte le stupende esperienze, per tutti i magici momenti e per avermi regalato un loro figlio ‘Rigel’.

Una stupenda estate da ricordare.

Filmati: Rudy Oxa e i loro cuccioli

 

Aggiornamento estivo agosto 2009

L’ultima scheggia è stato rimossa. Non sappiamo chi dobbiamo ringraziare per l’avvenuto allontanamento, mandiamo quindi, un grazie generico!
Forse quest’ultima ha fatto più male delle altre, data l’affezione di anni, ma prima o poi doveva accadere. La ferita si rimarginerà presto e non si riaprirà più.
Finalmente possiamo dire: basta col sentire bugie, basta con le prese in giro, basta con le inutili arrabbiature e relativi angosciamenti. Basta con i tradimenti e le fughe dalla realtà.
Per il futuro speriamo di non cadere più nei tranelli della buona educazione e di riuscire a poter dire e fare tutto nel momento stesso in cui avvengono le cose.
Dopo anni di silenzio, possiamo urlare: La Scuola Stella Grigia è libera!
Buone Vacanze a tutti!


Settembre 1996
Il tempo si stringe attorno all’ultima competizione con Arek, alla prima ultra-discussa con Apache e al terzo brevetto di lavoro di Alfa.

Fra meno di un mese entrerò, insieme al mio Compagno, per l’ultima volta in uno stadio.
Vorrei, ancora una volta, dimostrare la meraviglia del mio Cane, vorrei dimostrare che non è solo con la dittatura o con le tecniche raffinate o con i metodi para-psicologici innovativi, che si può arrivare ad un livello più che buono del lavoro, vorrei far parlare ancora una volta del mio Arek.
Gli allenamenti si svolgono nella massima serenità, trascurando forse, un po’ la precisione… quando ti trovi a dover cancellare tante esperienze brutte dalla mente di un cane, devi necessariamente rinunciare a qualche punto per concedere un po’ di iniziativa al tuo compagno, senza per questo perdere di vista la serietà dell’opera.
Sapevo già dove avremmo perso punteggio e dove ne avremmo guadagnato.
Arek possiede un istinto alla ricerca e una serietà nell’affrontare la prova di pista, che, per non farlo arrivare al massimo della quotazione, non deve esserci il tracciato, altrimenti può variare fra 98 e 100. In obbedienza possiamo perdere qualcosa nel seduto in movimento, un po’ lento, e nella velocità di esecuzione del riporto, ma non mastica e non anticipa i comandi, quindi, quanto potranno toglierci?... In attacco, la pecca sono i nascondigli (da sempre ne batte quattro invece di sei = meno due punti) e l’abbaio al sesto nascondiglio (appena arriva dà due musate sulla manica per far muovere il figurante, e poi parte in abbaio… quando scriverò la sua storia vi metterò a parte della sua preparazione addestrativa prima e dopo l’entrata in casa Caldora), per il resto degli esercizi è in piena forma sportiva, e vorrei sottolineare sportiva, perché è così che è stato preparato da Paolo e da me, sportivamente.

Prima prova, l’attacco.
Piove a dirotto. Il giudice è vestito di cerata gialla, e si ripara sotto un grande ombrello giallo. Logicamente è al nascondiglio dell’abbaio. Arek, cosa farà?...
Bene, siamo alla partenza, fuss, alt, revier… Arek parte e… vedetevi il filmato al fine del quale c’è il giudizio del giudice.
Avete sentito l’urlo del figurante nella prova di coraggio?... beh, a quell’urlo, alcuni binomi valorosi si sono fatti fare un certificato di indisposizione e si sono ritirati dalla competizione… non dico altro!

Seconda prova, la pista.
La pista parte male dallo stadio. Non sono ancora riuscita a capirne il motivo, ma non ci fanno fare il tragitto fino alle piste con le nostre auto, bensì con auto dell’organizzazione. Efficiente sento dire! Si, forse per chi non ha un cane che patisce le novità (grazie al suo preparatore giovanile…). Arrivati ai campi, aspettiamo il nostro turno, mezz’ora, e poi ci caricano sul vano posteriore di un pulmino cargo chiuso. Arek, che un pochino si era calmato, si innervosisce nuovamente, non ha mai fatto un’esperienza simile… Scendiamo a destinazione, pochi metri dalla pista. Ero un po’ arrabbiata e molto preoccupata per Arek, non ha avuto una infanzia facile, e fino ai due anni di vita, ha subito talmente tanto che ogni variazione gli creava dei problemi. Comunque ci presentiamo al giudice, il giudice ci dà l’ok, porto Arek in prossimità della partenza. A due metri circa di distanza dal paletto, un altro paletto che segnala un’altra pista.
Qual è la nostra?
Questa, ci dice il tracciatore, quella è la fine di un’altra pista.
Così vicina?
L’oggetto di quella fine, deve avere un odore molto forte, perché Arek tira in quella direzione. Ha fatica cerco di avere le sua attenzione, finalmente si parte. Arek inizia lento, cauto come sempre, il guinzaglione si svolge, lo seguo. Dopo pochi passi il terreno è un pasticcio di impronte che vagano per una decina di metri, in lungo e in largo, Arek annusa intensamente, a destra, a sinistra, prova avanti, torna indietro… alla fine mi guarda, do il ‘cerca’, lui guarda a terra, mette giù il naso e lo rialza, mi guarda e mi viene al piede.
Ero furiosa per il problema che si era creato al mio Arek, ero arrabbiata per il tracciato… con Arek al mio fianco, chiedo al giudice di tirarmi fuori dalla competizione e di poter continuare la pista per far superare il problema al cane. Il giudice acconsente, ma invece di andar via, mi segue. Supero il punto impiastricciato, nuovamente do il ‘cerca’ ad Arek. Come da manuale il mio Compagno disegna la pista, e la disegna a tal punto che, se anche mi ero resa conto che il disegno seguito dal tracciatore non era un P ma una R, al mio Cane non importava nulla. Come non è importato di segnalare un oggetto a due metri di distanza dalla parte finale della sua pista (visto poi, che alla nostra partenza c’era una situazione analoga… ironia della sorte, quell’oggetto doveva essere la fine del nostro tracciato, ma nella realtà non era al suo posto. Arek stavo fiutando l’uscita di pista del tracciatore, e l’avrebbe fatto fino a mostrarci la via dell’uscita dal campo e, forse ci avrebbe portato fino alla macchina.
Il giudice chiama. Do il terra ad Arek, mi avvicino a lui, lo bacio e consegno i due oggetti precedenti. Mentre mi congedo, il giudice mi ferma per fare i complimenti ad Arek… dopo una prova così, nonostante la mia richiesta di uscire dalla competizione lo tenne dentro con un 71.

Terza prova, l’obbedienza.
Anche per questa prova non voglio perdermi in chiacchiere, se volete guardate il filmato e giudicate voi stessi.

Una buona gara non povera di imprevisti, ma alla fine il mio Arek si è comportato bene, come sempre, e con la disapprovazione di molti, do comunicazione della nostra ultima impresa.
Grande Arek!

Anche in questo Campionato, la gioia di stare due giorni con la Fiorentini e il mitico Alf. Avrei voluto che non finissero mai, e forse il motivo era, non solo perchè a Roma non c'era mai occasione di frequentarci, ma perchè i nostri ragazzi ormai erano grandi e i sogni stavano per finire. Un carissimo abbraccio a Stefania e Alf.

Da ultimo, non per importanza ma perché trattasi di una cosa che esula dallo sport, vorrei raccontare di un ulteriore ricordo un po’ personale di questo campionato: il numero di estrazione della nostra partenza, ci accoppiava ad una coppia molto particolare, sto parlando di Giuseppe Capitanio e Gitta von der Rostadt.
La conoscenza con Capitanio risale al 1991, quando andai a vedere per la prima volta un Campionato S.A.S. di addestramento. Giuseppe concorreva con Tea, una creatura piccolina ma brillante, grintosa e determinata. Un piccolo concentrato di meraviglia.
Gitta, invece, è la sorella di cucciolata della mia Gilda. Precisa, matura e sapientemente addestrata, ha portato a termine la sua gara al meglio. Se non mi ricordo male, nonostante abbia avuto anche lei qualche problema con la pista.
Beh, datemi della sentimentale, ma entrare in campo e concludere la mia carriera sportiva con Arek con accanto la sorellina di Gilda e una persona semplice e umile, quale si è sempre dimostrato Giuseppe Capitanio, è stato per me molto emozionante.

p.s.
Da questo campionato, ho imparato a non fare più pronostici!!!

Del piccolo guerriero Apache e della mitica Alfa, vi parleremo nel prossimo aggiornamento.

Filmati:Arek e Alf Campionati sas 1995 e 1996

Novembre 1996
Eccoci arrivati ad un altro grande appuntamento della nostra storia. IPO1 – Apachewithgreys; SchH3 Alfa Von Grauen Stern.

La sezione ‘c’ è stata sempre la favorita di Apache, o meglio, mordere è stato sempre quel che ha fatto meglio!
In pista sono nate le prime incomprensioni, Apache non riusciva a capire perché doveva mettere il naso a terra quando la selezione lo voleva cercatore con gli occhi… allorché ho cominciato a tracciare per lui, invece che sull’erba bassa, su quella alta, nascondendo al meglio quello che tanto bramava, il salsicciotto. In obbedienza invece tutta un'altra musica… avete mai provato ad insegnare ad un accerchiatore ad andare dritto?... pazzesco, io che amavo le condotte e che mi vantavo di aver sempre costruito con tutti i miei cani, una sintonia fantastica nel ‘camminare l’uno accanto all’altra’, ero stata messa con le spalle al muro da un piccolo juventino (juventino in quanto bianco e nero di capelli)… ma Apache non sapeva quanto fossi testarda… e così, alla fine trovammo un accordo, la condotta era dritta, ma i dietro-front li avrebbe fatti allargandosi un po’ e i seduti dell’alt, mi avrebbe sbarrato un pochino la strada… qualcuno provò a dire che questo suo atteggiamento era mancanza di rispetto nei miei confronti, ma io non l’ho mai creduto… già allora, non amavo i metodi meccanici (e ci inserisco tutto ciò che non sia naturale) e non volevo privare della personalità di razza, i miei compagni… ecco perché ho accettato di buon grado il comportamento di Apache, lui camminava accanto al gregge per condurlo, accerchiava il gregge per indirizzarlo e fermava il gregge, nulla di più. In assenza di un gregge da condurre, aspettava dal suo pastore l’indirizzo da prendere. E infatti erano i cambi di direzione e gli arresti dove cercava conferma attraverso lo sguardo.
A tutt’oggi rimane ancora l’unico Border Collie in Italia ad aver superato la prova di IPO 1.
Il mio grande rammarico, è stato quello di non aver continuato su quella strada, ma di avere invece proseguito a lavorare in agility che, veramente, non gli è mai piaciuta. Scusami Apache!

La gara scelta è al campo GARU a Torino, di De Martini.
Oltre alla simpatia che abbiamo sempre avuto nei confronti di Chiara De Martini e di suo padre Giancarlo - e quindi ogni occasione era buona per andare a trovarli - scegliemmo quella gara perché: il Dott. Giancarlo De Martini, giudice di lavoro e preparatore agonistico, era l’unico Giudice – e forse lo è ancora – a conoscere la razza Border Collie. Il modo di camminare del Border quando lavora, è molto particolare – sto parlando di Border da lavoro - assume una postura leggermente abbassata sugli anteriori e la testa è in linea con la spina dorsale. Questo atteggiamento, dal profano, poteva essere giudicato come una sottomissione, cosa che invece, non sarebbe mai potuto accadere a De Martini.
La prova di obbedienza e di difesa potrete vederla nel filmato, della pista invece non abbiamo nulla. Proverà a raccontarvela.
La tensione è a mille. Si è sparsa la voce che il mio piccolo guerriero si cimenta in qualcosa più grande di lui. De Martini mi invita ad entrare nel terreno di gara e ad iniziare la tracciatura, il tempo di invecchiamento parte. Ho i piedi incollati al terreno, le gambe pesanti. Lo stomaco talmente pesante che anche lui partecipa alla tracciatura. Non riesco a scollegare dalla mente tutte quelle brutte persone che hanno ostacolato in ogni modo la mia decisione di portare Apache in IPO… che stress, devo pensare al mio Apache, non ai geni che non capiscono niente.
Uscita dalla tracciatura, De Martini mi chiede se avevo piombo sulle gambe… accidenti, la tensione era lampante, che vergogna!
Apache entra in pista. Bene nella traccia del primo lato, si accerta sul primo angolo, bene il secondo lato ma salta il primo oggetto, si accerta nel secondo angolo, bene il terzo lato, segnala il secondo oggetto. Io comincio a respirare un’altra volta. Uscendo dal terreno vedo De Martini scuro in volto, ed ecco che appena siamo vicini a lui, parte con un rimprovero sulla mia tensione e sulla tracciatura: ‘Hai coperto gli odori, troppo pesante quella tracciatura, è per questo che non ha segnalato e ha sfondato gli angoli, peccato, il cane sa quello che deve fare, fidati di Apache la prossima volta e lascia a casa la tensione’.
De Martini mi insegnò una grande cosa.

Alfa e Paolo, tutta un’altra storia!
Non ho mai conosciuta una persona che sappia arrangiarsi meglio di Paolo. Lo conosco fin dai tempi dl liceo, e già allora era famoso per la sua filosofia dell’improvvisazione. Con questo non voglio dire che non sapeva cosa fare, ma solo che lasciava, e lascia, molto le decisioni al fato. E cosa più incredibile, ha trasmesso questa formidabile caratteristica alla mitica Alfa.
Ricordo come se fosse ora, l’ultima pista di preparazione prima della gara. Traccio su un terreno da pascolo, molto segnato e con l’erba un po’ biascicata. Torno da Paolo e lo avverto che la pista fa un po’ schifo, e di stare attento a non perdersi. E come poteva perdersi, tanto non era lui a mettere il naso a terra, era Alfa, e quindi… partono, accertamento dopo accertamento, accelerata seguita e rallentamento, segnalazione un po’ storta… in un modo o nell’altro, finiscono. Paolo ed Alfa cominciano a giocare tutti contenti. Tornati alla macchina: ‘Oh mamma Paolo, come fai ad essere così disteso?... hai visto quanti accertamenti?’ … ‘Stai tranquilla, in gara farà un figurone!’
Per quanto lo conoscessi bene in queste particolari cose, e conoscessi la sua infallibile positività, non riuscivo a convincermi delle sue parole… beh, 98 alla gara, terreno arato seminato a grano piantine di dieci o quindici centimetri; la traccia che entrava e usciva dalla terra alle piantine e viceversa… Alfa e Paolo sono stati perfetti, i due punti sono la penalizzazione di un cambio di velocità dopo il primo oggetto. Mitici!
La prova ‘b’ e ‘c’ potete vederla sul filmato.

Alfa e Paolo riuscivano in Utilità, dopo un interregno dedicato all’Agility. Grazie all’Agility, avevano potuto esternare l’arte dell’improvvisazione, e vederli affrontare la precisione del Lavoro fu veramente uno spettacolo.
Ricordo Chiara De Martini, occupata con le lezioni e la gestione del campo, correre al ring di gara quando toccava ad Alfa. Nel breve tragitto, reclutava gente – clienti, passanti, agonisti – e li invitava con entusiasmo a seguirla, per vedere un cane dell’Agility esibirsi in Utilità. All’epoca c’era una ‘piccola’ polemica fra i praticanti le due discipline sportive, molti asserivano che i cani impegnati in Agility non erano validi caratterialmente e mai avrebbero potuto fare Utilità. Che smentita! Con orgoglio Chiara diceva: ‘Avete visto cosa sanno fare i cani dell’Agility?’

Abbiamo sempre amato le gare al GARU, ma da quella mitica giornata, vissuta nell’amicizia, nella sportività, nella serenità più assoluta, il GARU avrà sempre un posto d’onore nei nostri ricordi del cuore.
Grazie.
Grazie a Chiara, a Giancarlo, ad Apache e ad Alfa. Grazie a Maria Di Francesco, Paolo Meroni e Massimo Pregnolato, per aver mollato tutto e tutti, pur di venire, a bordo campo, a vedere Alfa e Apache gareggiare in Utilità. Grazie per la grande amicizia mostrataci!

Filmati: Apache in IPO 1 e Alfa in IPO 3

Dicembre 1996 gara internazionale di agility I.K. Roma

Si torna in campo, quel campo dove abbiamo sudato sette camicie – e anche qualche felpa – per renderlo uno dei centri cinofili più funzionali del centro-Italia. Un centro nato per amore dello sport e dell’equilibrio e poi lasciato nel momento in cui gli obbiettivi di Cesare si sono rilevati contrari.

Lo stress veleggia, l’emozione gli fa compagnia.
Entriamo un po’spavaldi, ma con fare gentile. I Club esterni sono, come sempre, affettuosi e amichevoli nei modi, in particolare la ‘gemellata’ scuola di Perugia ‘X cenetr School’ di Martino Martinelli, amico da una vita… gli ospiti invece, un po’ meno cordiali… beh è comprensibile, molti dei binomi presenti vengono dai nostri insegnamenti, e un tempo si erano dichiarati grandi alleati fraterni, un tempo sputavano al passaggio dell’Imperatore, ora si prostrano ai suoi piedi e sputano alle nostre spalle… ora noi rappresentiamo la squadra direttamente avversaria, sembra di assistere ad un derby calcistico, e quindi l’aria che si respira è di battaglia all’ultimo secondo.

I nostri ragazzi, mossi da spirito goliardico e sportivo, dall’inizio alla fine della manifestazione assumono un comportamento esemplare e a loro dedichiamo questo nuovo – divertente – ricordo.
A: Tonino Dylan Sonia ed Emanuele, Andrea Toy e Ilaria, Claudia Lance Marco e Messner, Maura e Nebbia, Marina ed Erika, Enrico Oxa Rudy e Nadia, Marco Lucrezia Laura e Cipriano.
Mi soffermo un attimo per presentarvi l’ultimo quartetto nominato:
Marco e Laura, due ragazzi che da subito ci hanno seguito nel viaggio di migrazione per lidi più sani, non sono stati ancora ricordati, perché purtroppo non li vediamo e sentiamo da molto tempo, però di loro portiamo dentro dei bellissimi ricordi, uno dei quali è in questa occasione, il debutto in gara.
Marco e Laura al tempo erano due studenti, oggi sono due avvocati affermati. Lui simpaticamente battagliero, lei elegantemente pacata, i loro beniami due dalmata, Lucrezia simpaticamente battagliera, Cipriano elegantemente pacato.

La sfida inizia già dal primo brevetto, al debutto presentiamo Lucrezia e Cipriano, e Claudia con Luna del Vesuvio, mitica meticcia che tanti fa decise di trasferirsi da Napoli nella capitale, allorchè prese il treno alla stazione della città campana e scese a Termini – non è una storia inventata ma pura verità -.
Nello spiazzo antistante l’entrata nel ring di gara, ci schieriamo tutti uno acconto all’altro, chi a proteggere i novelli, chi a ripassare il percorso, chi a fare gli scongiuri. Siamo bellissimi, uniti come mai in campo nemico, serrati e mossi da un unico spirito. Sugli spalti accanto a noi, il tifo sostenitore.
Per tutta la giornata è stato un andirivieni di foraggiamenti morali e materiali, cori e balli.
Eravamo belli e fastidiosi, mai si era visto un gruppo di Amici così unito, così sinceramente unito!
Il canto d’attacco è stato la Macarena, l’urlo festoso degli stadi e delle corride, e il mitico BRAVOOOO EVVAI BRAVOOOO di Marco ripetuto ininterrottamente e instancabilmente. Il tutto a coprire le … degli avversari poco amichevoli.

A voi un sunto della nostra esibizione che si apre con le partenze di Marco e Cipì, e si conclude con il mitico podio di Paolo e Thika.

Filmati: La stelline junior a Roma

Filmati: La stelline senor a Roma

Filmati: La gara di Apache

Filmati: La vittoria di Thika

Gennaio 2010
Nel sito www.ilcane.eu abbiamo aggiunto una sezione riguardante l’educazione naturale.
Vorremmo illustrare il nostro credo attraversando la storia del lupo fino a giungere al cane. Saranno riportate similitudini, foto, immagini e frasi tecniche per rendere il più dettagliato possibile, l’unico linguaggio compreso dai nostri Fratelli Animali. Buona visione!

Tutte le persone che hanno sfruttato e tradito il nostro credo, e che curiosano instancabilmente fra le nostre pagine non sono invitate. Sono invitate invece ad essere coerenti, almeno una volta nella loro vita, a volerci stare lontane. Grazie!

Marzo 1997
L’anno nuovo ci porta al campo un altro cagnetto a pallini, un cucciolo di dalmata con tante macchie da far invidia a tutta la carica dei 101. Ad accompagnarlo è Roberto, un ragazzo di poche parole e con tanta voglia di imparare a gestire il piccolo Zyg. Da quel che mi ricordo, vennero alla scuola per un normale corso di obbedienza, e poi finirono per rimanerci invischiati, parliamo del 1997, che ad oggi fanno ben 13 anni di fedeltà.
Roberto si appassiona allo sport dell’Agility, che a quel tempo era veramente uno sport e non lo schifo che è diventato oggi, muovendo i primi passi con la pazienza di Paolo, ignaro che da lì a poco sarebbe passato anche dalle mie mani. Da quel magico passaggio, Roberto assaporò, insieme a tutti gli altri malcapitati, il sapore del sudore, del pentimento e della punizione.
Ero solita far pagare molto caro ogni sgarbo che veniva fatto al proprio cane, sgarbi come: non guardarlo mentre si esprimeva nel percorso, non essere attenti ad aiutarlo nel preciso momento in cui andava aiutato, non premiarlo nel momento esatto in cui aveva bisogno di un premio, pensare troppo a non sbagliare piuttosto che a non far sbagliare lui, dimenticarsi il percorso che ci si stava proponendo di affrontare in coppia, e così via… dopo un po’ che lavoravano con me, i miei ragazzi non aspettavano neanche più che io impartissi loro le meritate punizioni, da soli cominciavano a contare i giri di campo di corsa che dovevano effettuare per scontare la pena.

Scherzi a parte, devo dire che mai nessuno dei nostri ragazzi, menzionati in questo diario, ha mai trattato male il proprio beniamino, tutti si sono sempre comportati con molto rispetto nei confronti dei cani e nei confronti della scuola.

Tornando a Roberto e Zyg, la cosa che più mi faceva tenerezza di loro, era lo sguardo che si scambiavano all’inizio di un percorso, fiducioso quello di Zyg, interrogativo per se stesso e raccomandante nei confronti di Zyg, quello di Roberto. Roberto ha sempre avuto una sola grande difficoltà da superare, la sua memoria. Che non migliora con la bella Jamie, ma che forse è ad una svolta con la piccola Toffee.

Jamie entra nella vita di Roberto con l’impeto che la caratterizza anche negli allenamenti. Jamie è una femmina di pastore tedesco, che ha conosciuto l’abbandono delle brave persone, ma che ha trovato nella famiglia di Roberto, la sua vera famiglia. Jamie e Roberto hanno partecipato a tre Campionati Italiani di Agility del pastore tedesco, distinguendosi in jumping 1 classificandosi al 2° posto nel 2007 e terzi in combinata junior nel 2008.

Della piccola Toffee, a parte il fatto che Roberto sta nuovamente rivoluzionando il suo modo di lavorare, tre cani - tre caratteri - tre rapporti - tre gestioni ecc. ecc., non possiamo dire altro che la coppia promette molto, e presto ce ne darà ragione, tutto se il nostro conduttore sopravvivrà alla di lei esuberanza.

Altre ‘note’ degne di nota della famiglia di Roberto, la figlia, la stupenda Sara, la bocca della verità, e la sua simpaticissima moglie, Rita, solare e semplice, è il grande portafortuna di Paolo. Quando doveva partire in gara, Paolo le affidava il suo cellulare, mai una volta gli è andata buca un percorso quando Rita era lì a bordo campo con il suo cellulare in tasca.
Ma Rita è stata anche la nostra fidatissima operatrice-video, la poverina, era destinata a filmare tutte le nostre gare… purtroppo quando incappi anche una sola volta nell’acconsentire ad una richiesta, sei segnato per la vita… rassegnata nel suo compito, come finivano le ricognizioni, veniva a cercare la compagna telecamera.

A voi un sunto di quei filmati
Grazie a Roberto, Rita, Sara, a Zyg e Jamie e alla speedy Toffee, una femminuccia di pastore tedesco che completa la magia del branco di Roberto.

Filmati: Roberto Zyg Jamie e Toffee

30- 31 ottobre 2010 Borgosesia (Vercelli) – Campionato Italiano Pastore Tedesco

Ci siamo si ricomincia, campionato italiano del pastore tedesco appuntamento a cui non si puo’ mancare, partiamo 700 km, tempo da “Lupi”, arriviamo posto bellissimo un bosco tutto per noi dove sostare la notte prima della gara. La mattina alle 8.00 si comincia Toffee è pronta io un po’ meno sono passati 15 anni che mi diletto a fare gare ma l’emozione è quella della prima gara a Napoli. Sicuramente sapere che Toffee puo’ competere per i primi posti non mi aiuta, non ho scusanti, ce la metto tutta l’inizio non è male ma l’ultima gara quella dove rischio di tornare a casa a piedi l’emozione, la stanchezza, l’acqua torrenziale fanno sì che vengo eliminato …… unica preoccupazione chi lo dice a Paolo !!!!!!!!!!!! comunque esperienza bellissima, speriamo che l’anno prossimo almeno devo fare meno km.

13/14 novembre 2010 gara di Roma

La stella grigia scende in campo con un bel gruppo, pochi ma buoni, la telecamera cerca di riprendere tutti i giri, ogni tanto si distrae, deve riprenderci la mano.

Toffee è in gran forma, forse troppa non riesce a stare ferma vuole “giocare” con tutti i cani presenti, non siamo pochi, non c’è un debuttante che va piano, sembrano giri di almeno primo livello ma ce la possiamo fare. Due percorsi, il jumping riesco a rompere un ostacolo, buttare giù una stecca mentre nell’agility riesco grazie a un urlo che viene da fuori campo a non far andare Toffee nel tubo concludendo il giro con un netto, evvai.
Rimaniamo fino alla premiazione perché con solo 6 cani saliamo sul podio per ben tre volte …

Ciao Roberto

Filmati: Roberto e Toffee al Campionato Italiano SAS

Ancora Marzo 1997
E quando il sangue freddo degli Inglesi si incontra con la precisione e la determinazione dei Tedeschi, e la musica dell’artista estroso miscela note stravaganti, ecco uscire fuori una coppia fantasiosa: Sabine e Otello.

All’epoca Paolo ed io andavamo tutti i mercoledì pomeriggio a Perugia al campo di Martino Martinelli. Paolo si occupava dei ragazzi della squadra di Agility, io facevo la corte (nel senso che lo tampinavo!) a Martino per fargli indossare la manica ed assistermi nell’utilità.

Martino oltre ad essere un tecnico molto, molto bravo - attraverso l’istintività e l’esperienza pluri-decennale si muoveva nel campo di lavoro, con tale maestria che ogni volta che torno a pensare alla sua bravura e alle sue doti naturali, che sapientemente sapeva mostrare anche all’occhio del profano, mi viene spontaneo dire: ‘quanto ha perso il mondo dell’Utilità, nel momento in cui Martino ha deciso di ritirarsi dalle competizioni’ – ops, mi sono persa nei pensieri… dunque dicevo: oltre ad essere molto bravo, era con me, molto paziente, e in più mi faceva sempre tanti complimenti. Anche se non sono mai stata favorevole ai complimenti, perché dopo un po’ ti fanno montare la testa mandando la tua auto-stima in cima ai grattacieli, da lui li apprezzavo, perché sapevo che erano sinceri.

Punto sulle mie sedute di addestramento, torniamo a bomba (all’inizio!)…

Nel gruppo di Martino ci siamo sempre trovati benissimo, erano tutti ragazzi simpatici, semplici, che lavoravano con il loro cagnino di casa, per puro sentimento sportivo, goliardico, amichevole… così era nel 1997.
Fra loro, la coppia in capo al ricordo: Sabine e Otello.
Non so chi fra i due avesse più voglia di fare, di imparare, di giocare, di lavorare, di… Paolo all’epoca girava nei circuiti di gara con Thika, ed essendo Otello un piccolo proiettile come la nostra nera supersonica, cercava di insegnare a Sabine a lavorare con il suo juventino inglese nello stesso modo in cui lui lavorava con Thika. Fra un giro e l’altro, una chiacchierata e una risata, è nata una stupenda amicizia, che ancora oggi, dopo anni che Sabine e Otello sono tornati a vivere in Germania, è ancora molto forte.
Ecco di Sabine e Otello possiamo dire che, mai coppia è stata più unita, più amalgamata, più … non mi vengono le parole … e credo che il problema per descrivere una tale sintonia, sta nel fatto che non esistono, forse, parole per descriverla. Sabine ha condizionato tutta la sua vita per rendere il più possibile sano e completo il rapporto fra lei e Otello. Sono una il completamento dell’altro.

Sabine e Otello hanno fatto parte della nostra squadra dal 1998. Ricordo con tanta simpatia le giornate estive che venivano a passare a casa da noi e i freddi inverni… ricordo quando consegnammo a Sabine la divisa della nostra scuola e nel consegnargliela ricordo le sue parole: la divisa Stella Grigia… per me è un grande onore indossarla!
Grazie Sabine, grazie per la tua amicizia, la tua stima e le belle parole che ti sono uscite dal cuore.

Un abbraccio da tutta la Stella Grigia alla nostra Amica lontana e al suo stupendo Borderino.

Album fotografico: Sabine e Otello

Filmati: Sabine e Otello

Aprile – Maggio – Giugno
In attesa della gara di Volterra a luglio, che più in là capirete il perché della sua importanza, al campo-scuola si svolge la normale attività di allenamenti, prese in giro, colazioni, merende e giri di campo punitivi per non perdere l’abitudine a correre (e per smaltire gli etti presi ingurgitando merendine e ingollando cappuccini e cioccolati).
Tanta gente si affaccia al nostro parcheggio ma sono in pochi quelli che rimangono parcheggiati. Il nostro credo è: ‘CONOSCERE IL CANE E CERCARE DI VIVERE CON LUI AL MEGLIO DELLE POSSIBILITA’. IMPEGNO E DEVOZIONE IN CONTRAPPOSIZIONE AD IGNORANZA E SFRUTTAMENTO’… perciò chi non la pensa come noi, difficilmente riesce a tollerare un posto dove si fa sport e non è beneaccetto l’arrivismo.

Nel filmato che segue abbiamo l’onore di presentare: il cugino Michele con la baldanzosa Tara e la simpatica Alessandra con il superlativo Magro e la seria Aria.
Michele è mio cugino (di Barbara) e Tara è la stupenda gamba lunga trovata da cucciolina in uno dei tanti cassonetti di Roma. Mentre tornava a casa dal lavoro, mi sembra di ricordare, Michele butta un occhio proprio vicino a quel maleodorante cassonetto e, come è stato per il suo papà nel lontanissimo 1970 e qualche cosa, per la timida Lilli, l’adorato cugino, scopre due occhi imploranti… non c’è stato bisogno di altro… in due minuti erano stretti uno all’altra…
Alessandra invece è arrivata accompagnata da un’altra Alessandra della quale però abbiamo perso le tracce dopo un po’. Ale all’inizio non ci era sembrata davvero un tipino da ‘mi piace sporcarmi le mani con un po’ di fango’ … era minuta e delicata. Con il tempo invece si è rilevata, simpatica, affabile, terribile all’occorrenza, sportivissima e temeraria… una vera scoperta.
Tutti gli altri li conoscete già.
Nel filmato troverete alcuni passaggi di gare sociali, di esamini da primigini e, per fortuna delle vostre orecchie, solo immagini di alcuni sfondoni da conduttori poco attenti e non i miei sproloqui sul loro collo e dentro le loro orecchie.
Mi dispiace che la raccolta non riguardi l’anno precedente, purtroppo le video cassette dell’epoca sono ammuffite insieme al tempo. Non potrete godere così delle peripezie dei nostri amici dalmata – Lulli e Cipì – della pastorella Erica, del gigantesco Messner, del burbero Rudy… ma comunque, anche a loro è dedicato questo nuovo ricordo
.

Filmati: Allenamenti

Luglio 1997

Un grande mese, un grande appuntamento: Volterra – Agility, gara valida per la selezione della Nazionale che rappresenterà l’Italia ai Mondiali di Copenhagen. Paolo e Thika sono i nostri favoriti.
Ma è anche week-end di debutti e di passaggi di brevetti.

Quest’anno la manifestazione si svolge al Parco di San Pietro, una bellissima costruzione in pietra nascosta un poco da altissimi ippocastani. Un posto fresco e meravigliosamente ospitale.
Un anno fa, questa stessa competizione era stata organizzata in un campo sportivo in pozzolana.
Le condizioni del campo erano assolutamente proibitive, senza sottolineare il fatto che la manifestazione si svolgeva in notturna e l’impianto luci era deficitario per non dire NULLO… Paolo riuscì a far invalidare la gara fra le ire di tanti pecoroni che hanno abbracciato lo sport con il cane solo per soddisfare le insoddisfazioni della loro misera vita.

Magister dell’opera del 1997 il G.A.R.U di Torino.

Paolo parte con Andrea il sabato, io lo raggiungo la domenica con Enrico e Marina. Gli indomiti rossi (i Messner), anche loro partono la domenica, ma ad essere sincera non ricordo se ci siamo incontrati strada facendo o se li abbiamo trovati già a meta.

Il sabato sera l’organizzazione si inventa la ‘Disfida di Volterra’ un K.O. all’ultimo respiro fra Nord e Sud. Il Nord picchia dura sul focoso Sud. All’ultimo cambio, solo Paolo e Thika rimangono attivi.
È una lotta senza possibilità di riprendere fiato… uno dopo l’altro cadono i combattivi nordici annientati (permettetemelo!!!) dalla saettante Thika di Oroval.
Per chi ha potuto assistere allo spettacolo, ha potuto vedere i grandi della cinofilia agilitistica, binomi come Chiara de Martini e Spot, Paolo Esposito e Art, Irene Unkauf e Nuvola, Flavio Perozzo e Asso, Silvio Emanuel e Pippo e la nostra superlativa coppia Paolo Caldora e Thika.
La disfida si ispira alla ‘mitica’ di Barletta e come avvenne tanti prima, anche questa volta ci si ritrova ad affrontare l’esito finale con uno contro tutti… giudici della prova sono: Angelo Lione e Pier Matta.

Chiedo un attimo di grande rispetto per la persona di Pier Matta, da tutti noi ricordata con l’inseparabile Susi… ci piace pensare a loro ‘Spiriti Liberi’ finalmente riuniti e liberi dalle limitazioni del corpo… liberi di correre a perdifiato oltre il limite del tempo.

Il K.O. termina alle tre di notte con una sfida all’ultima stecca fra Paolo e Thika contro il resto del Nord. Vittoria per Paolo e una bella ipoteca sulla convocazione per la Nazionale.

La mattina seguente il nostro Maestro accusa le ore piccole ?

Torniamo un attimo a Roma:
Sono le cinque di mattina quando Enrico e Marina arrivano a casa mia. Si parte con il mitico Nissan preparato, addobbato, mascherato per l’occasione. All’interno del Vanette i trasportini ospitanti gli atleti e un seggiolino da spiaggia per ‘Marina’… la nostra puffa ha sempre pagato la sua estrema disponibilità e adattabilità alle situazioni d’emergenza e, il più delle volte, le toccava viaggiare in condizioni un tantino precarie.
‘E se ci ferma la stradale?’
‘Apri un trasportino e buttati dentro!’
Vi assicuro che l’avrebbe fatto, era capace di tutto!
Giunti a meta, Enrico ed io eravamo freschi e riposati (entrambi mattinieri non abbiamo patito l’alzataccia), Marina… secondo noi un po’ quadrata, a sentir lei ‘in perfetta condizione’… credo che in trasportino avrebbe viaggiato meglio!

La notte brava ha portato il machiavellico De Martino – giudice di alto livello cognitivo – ad elaborare percorsi oltre l’immaginabile: gli ostacoli dei brevetti e delle open, sono talmente appiccicati che agli occhi del profano sembrano un elemento unico. È una sfida a dare il meglio? E così sia, la giornata di domenica ha inizio.
Giancarlo De Martini ha segnato un’epoca importante nella storia dell’Agility, non solo perché con sua figlia Chiara ha portato questo sport in Italia, ma anche per l’altissimo livello di difficoltà e al contempo di fluidità che han sempre caratterizzato i suoi percorsi.

Volterra segna, più dei risultati fatti, l’unione della scuola, la notte libera di Bettino (Andrea sa di cosa stiamo parlando!) e la convocazione di Paolo e Thika.

A tutti ancora un eterno GRAZIE!

Filmati: Il podio in 3° grado di Thika

Filmati: Il podio in 2° grado di Apache

Filmati: Il podio in 2° grado di Toy

Filmati: La gara di Apache in Open

Filmati: Il puzzle dei concorrenti Senor

 

27 luglio 2010

Caro Amico,
oggi Perugia ti saluta, perdonami, non ho la forza di accettare quel che, a gran voce, la città sta urlando.
E anche se il tuo telefono squilla a vuoto, anche se il primo agosto di quest’anno, come tutti i primi agosto degli anni passati, non risponderai agli auguri di “Buone Ferie”, e la voce di Gianfranco, rotta dal dolore, non conferma altro che TU NON CI SEI PIU’, perdona, non riesco ad accettarlo.
Sono le quattro e mezza del pomeriggio, l’ora dell’appuntamento per l’ultimo saluto di chi ti ama, e per l’ultima occasione per chi ti ha tradito, offeso, oltraggiato, di chiederti scusa.
Davanti a me: il corso figuranti S.A.S., dove tutto ebbe inizio, il Campionato S.A.S. di lavoro a Desenzano 1991 con Jarro, e poi le esibizioni in Finanza, Hellen, la nascita dell’X Center School – “beh, come lo chiamiamo questo club… tutti gli altri club hanno nomi altisonanti, fantasiosi… noi come ci possiamo chiamare?... Scuola X… “ … e nacque l’X-Center School che molti all’inizio storpiavano in ‘Per Center School’… e la casetta dipinta a mano, il gruppo elettrogeno che ancora vive qui, a casa mia, dal rumore così assordante che dovevamo lavorare dalla metà del campo, altrimenti non sentivamo niente, neanche quello che ci urlavamo nelle orecchie… e le manifestazioni, i consigli, gli aiuti, i dubbi, i pensieri, le amarezze condivise attimo per attimo, come pure le gioie, la preparazione per i campionati, i primi passi, gli accendini in pista, i passaggi scaramantici al vecchio campo, prima di affrontare una gara importante, e l’immancabile saluto ‘Forza Lupi’…
Caro Amico, chiusi qui, in queste poche righe, vent’anni di ricordi, vent’anni di felice, sincera amicizia.
Paolo

http://www.stellagrigia.it/cinofilia/ciao_martino.htm

Settembre 1997

L’estate è iniziata, il campo di Roma continua il suo orario normale più un’aggiunta serale, ma le cose di casa non sono cambiate, e come sempre Paolo ed io siamo in ritardo sull’uscita. Ci fosse mai una volta che all’ultimo momento, proprio mentre stiamo per salire in macchina, non ci scordiamo qualcosa: spegnere la lavatrice, chiudere il gas, controllare le acque dei box, chiudere i micini... oppure che non succeda qualcosa: dimentichi i panini in veranda, devi andare di corsa in bagno, squilla il telefono di casa…
Ad essere sincera non ricordo qual è la data esatta dell’episodio di cui vi voglio parlare oggi, il giorno in cui il telefono ha cominciato a suonare proprio quando Paolo era già fuori del cancello con la macchina pronta, carica di tutto e di più e io sono corsa dentro a rispondere.
’Lascialo suonare!’ mi dice Paolo. Ma come sempre la mia curiosità vince sulle richieste di Paolo.
‘Si, pronto!’ rispondo con un po’ d’affanno.
‘È la segreteria dell’ENCI, vorremmo informare il signor Caldora che deve inviare i documenti di Thika di Oroval alla sede centrale.’
‘È successo qualcosa?’ dico un po’ preoccupata.
‘No, è per la convocazione al Campionato di Agility a Copenhagen. Paolo Caldora e Thika di Oroval sono stati selezionati per la Nazionale…’

Credetemi se vi dico che ho lanciato un urlo … ero felice, stupita, soddisfatta… ero contenta e orgogliosa, non stavo più nella pelle…
Non oso immaginare l’espressione di chi era dall’altra parte del ricevitore… beh fa niente, oramai l’urlo l’avevo fatto…
Ringraziai mille volte, questo me lo ricordo bene, e molto gentilmente la segreteria mi salutò.

Tornando da Paolo:
‘Chi era?’ Mi chiede.
‘Prova ad indovinare’. Gli dico con la faccia gaudente.
‘E come faccio a saperlo’. Mi risponde scocciato (avevamo fatto tardissimo, ma anche se non fosse stato per il ritardo si sarebbe scocciato ugualmente, odia gli indovinelli).
‘Era l’ENCI’.
‘Cosa è successo?’
‘SEI STATO CONVOCATO CON THIKA IN NAZIONALEEEE’
A momenti ci schiantiamo!

Paolo si ammutolisce ma sapevo bene a cosa stava pensando: ‘ce l’ho fatta, finalmente giustizia per le mie nere!... grazie Giancarlo.’

Eh si… De Martini era rimasto veramente impressionato dalle potenzialità del binomio e aveva fatto in modo che fosse convocato. In quell’anno, per far parte della Nazionale, non c’erano punteggi da raggiungere nelle gare del circuito italiano, c’era solo il giudizio tecnico di un esperto.

Paolo e Thika avrebbero partecipato all’individuale, non alla gara a squadre, ed era giusto così, Thika, pur essendo molto brava e velocissima, aveva un pizzico di follia che non l’abbandonava mai e questo faceva di lei un ‘imprevisto’, ma poteva anche svoltare la gara della vita e vincere, perché non rischiare?

Andrea preparò due striscioni (costringendo sua mamma a cucire metri e metri di teli), ed intagliò in una sezione di tronco di ulivo, un medagliere.

 

Marco e Claudia, Marina, Maura, Enrico, Loriana, Andrea e Patrizia (cugina di Andrea) si organizzarono per seguirci fino in Danimarca.

Eravamo tutti emozionati. Andrea e Paolo avevano una paura folle dell’aereo ma per Thika e Copenhagen si poteva superare tutto. Io non stavo nella pelle, anche se ormai Paolo camminava con le sue gambe e mi superava in risultati sportivi, era sempre il mio allievo del tempo che fu, e lì, accanto a me c’era Marina, la prima a seguirmi nella folle impresa di voler cambiare la cinofilia dell’epoca.
E che dire dei fedelissimi che da lì a poco, avrebbero fatto miglia e miglia pur di starci vicino.

 

Tutto di Copenhagen è stato bello!
L’arrivo in albergo
Capire come era l’organizzazione spoletta per lo stadio
L’affitto della macchina
La visita alla Sirenetta
Lo Stadio
La prova del campo
La cena sociale – fatta in appartata ritirata in un meraviglioso ristorantino della città chiusa al traffico, solo noi, gli amici attorno a Paolo
La parata di apertura del campionato, nello stadio
Gli striscioni appesi alle scalinate
La macarena ballata da tutti gli spettatori sugli spalti
Gli spogliatoi dello stadio
I minuti che dividevano l’entrata nel ring dall’ultimo ‘tutto ok?... ti senti bene?... e Thika?’
Anche quel maledetto ‘largo’ che c’è costata la qualificazione in combinata.
L’applauso di tutto il pubblico allo slalom di Thika e al bellissimo jumping di Paolo Esposito con Art, condotto magistralmente a distanza.
La stupenda pastorella nero-focata della Russia, folle tanto quanto Thika
La scoperta dell’heel-work
I pianti e le risate della commozione!
I sexy-shop disseminati in tutti gli angoli della città, che per noi Italiani sono stati una scoperta al limite del ridicolo.
I simpaticissimi bar-pub provvisti solo di una vetrina-bancone che si affacciava sulla strada

E soprattutto l’amicizia che ci ha accompagnato
A tutto e a tutti Grazie! Grazie di cuore.


Copenhagen 1997 un meraviglioso ricordo per:
Thika, Marco e Claudia, Marina, Maura, Enrico, Loriana, Andrea e Patrizia

Filmati: Il Campionato del Mondo 1997 di Thika a Copenhagen

Dicembre 2010

La Scuola Stella Grigia compie 15 anni.
Il compleanno è dedicato a tutta la prima Grande Squadra:
‘i ragazzi che hanno collaborato alla realizzazione di un sogno
e con i quali si è creata un’amicizia sincera’

- Marina Adia e Erika
- Enrico Rudy Oxa e Rygel
- Tonino e Dylan
- Andrea e Toy
- Marco Laura Cipì e Lulli
- Claudia Marco Lance Messner Pisolo Scarlet e Alya
- Maura e Nebbia
- Loriana Camilla e Nestore
- Roberto Zyg Jamie e Toffee
- Sabine e Otello
- Alessandra Magro e Aria

Al cugino Michele e Tara.

GRAZIE!

Filmati: Quindici anni di Amicizia

Mettetevi comodi perché vi aspettano 10 minuti di filmato.

I nostri più cari auguri a tutti.

Dopo Copenhagen – novembre 1997 * ottobre 1998

Di questo anno mi piacerebbe ricordare alcuni eventi particolari, non che le normali situazioni della scuola non fossero divertenti e ricche di emozioni, ma quelle di cui vorrei fare accenno adesso, sono un pochino diverse.
Mi riferisco alle fughe di notte per andare a fare ‘quella gara lontano’ dove piazzare ancora una tacca, così, tanto per non smentire il buon nome che ci accompagna (che non è solo quello di rompiscatole!!!)… sto parlando delle mitiche trasferte con il furgone affittato per il week-end, che partiva da casa nostra alle dieci di sera e arrivava a destinazione la mattina dopo, alle otto!

L’appuntamento era da noi all’ora di cena con: mio fratello Alessandro + fidanzata e l’insostituibile Marina,che venivano ad occuparsi delle nostre bestioline mentre eravamo assenti, Tonino, Andrea e, due volte su sei, Enrico.
Fatti mangiare i cani e sistemate anche le altre creature per la notte, eccoci tutti seduti a tavola pronti a consumare il nostro meritato piatto di… poco e neanche buono, visto che la cucina era affidata a me che, notoriamente, ai fornelli sono una frana… per fortuna però, l’essere di bocca buona e, soprattutto, l’essere molto educati, permetteva agli ospiti di mangiare senza far storie… fra una risata e un bicchiere di vino, anche la sbobba va giù!!!

Sorseggiato anche l’immancabile goccio di limoncino, ecco la troupe pronta per la partenza:
Tonino e Andrea., rigorosamente sui sedili posteriori, Paolo alla guida, io sul lato del passeggero.
Paolo reggeva il volante fino ad Attigliano (km 70 da casa) poi, esortato dal pilota fantasma, andava a svenire fra gli altri due passeggeri. Tonino, dopo un po’, svegliato probabilmente dalle mie stonatissime canzoni, urlate per tenere sveglio il pilota fantasma, prendeva il posto di guida… Paolo, allora, ne approfittava per occupare tutto il sedile posteriore, ormai totalmente libero, poiché il piccolo puffo, fra un sonno e l’altro, era rotolato sul pavimento del furgone, ove rimaneva fino a giorno fatto!

Quando anche Enrico, riusciva a staccarsi dal lavoro ed era dei nostri, condivideva il posto di guida con noi e il posto di passeggero con loro, sempre in maniera equa (qualità che lo distingue).
In quelle notti, passate a cantare e a straparlare con Tonino, ho imparato a tenere la corda della strada (credo si dica così, se la memoria non mi fa cilecca sui termini!), e alcuni segreti di un bravo pilota – Tonino, oltre ad essere un bravo meccanico, è stato pilota di Kart.

Le trasferte di cui parlo sono:

- Brebbia, convocazione come rappresentativa italiana al campionato di addestramento SAS; ottobre 1997
- Genova, gara internazionale; novembre 1997
- Torino, gara internazionale expo Palavela; marzo 1998
- Torino, gara internazionale GARU; marzo 1998
- Genova, campionato europeo a squadre, campionato ENCI; maggio 1998
- Guest Ranch, Trofeo Biancospino; ottobre 1998

Cosa c’era di speciale in queste trasferte? Tutto!
La cena, la partenza, la notte, la colazione, l’arrivo al campo, i nostri Cani, il sostegno reciproco, l’unione che faceva di noi una vera famiglia…Vorrei spendere molte parole per descrivere i momenti delle attese, della preparazione, delle pause, delle tante risate e dei sacrifici, ma purtroppo ogni volta che provo a buttar giù qualcosa un velo si pone davanti ai miei occhi e non mi permette di andare avanti… quei tempi sono vivi nei miei ricordi e gelosamente li custodisco… e, anche se in seguito abbiamo conosciuto altre bravissime persone, mi dispiace ammettere che la prima grande Squadra Stella Grigia, si chiude con il 1998.

La realtà di oggi è ben diversa, ma mi conforta il fatto che l’amicizia di questi anni ricordati non è finita.
Della bravura dei nostri atleti sono i filmati a parlare per me, della sincerità dei nostri amici è il tempo a parlare per me.
E perciò, non mi resta che dire:
“Al gruppo dei guerrieri della notte, e ai grandi rimasti a casa a fare il tifo sfrenato sempre e comunque, dedico questo anno”.

Filmati: Le trasferte da novembre 1997 a maggio 1998

Nel prossimo aggiornamento il ricordo è per il Guest Ranch del 24 ottobre 1998 e la mitica squadra “Io speriamo che me la cavo”.

Conduzione armonica

Gli anni novanta hanno visto la nascita esplosiva dello sport più amato dai cinofili amanti del cane serenamente equilibrato: l’Agility.
Esemplari di tutti i tipi di cane e di tutte le taglie, accompagnati da persone di tutte le taglie e di tutte le età, si alternavano fra un ring e l’altro, giocando e correndo.
La cosa più bella che ricordo di quegli anni, è il desiderio di tutti, di vivere un giornata spensierata nella grande famiglia della Agility. Durante la prova in campo eravamo avversari, è vero, ma avversari del percorso, non fra di noi… ci si sosteneva a vicenda e ci si guardava, un po’ per amicizia, un po’ per imparare gli uni dagli altri, non c’era malizia nei consigli e i consigli si davano con cognizione di causa - chissà quante volte me lo avete sentito dire … ma una cosa permettetemela ancora in merito all’argomento, una cosina tecnica e spettacolare:
- il binomio che volteggiava fra un ostacolo e l’altro, era armonico, fluido, sorridente… cane e persona sembravano legati da un filo invisibile che li teneva uniti nelle corse, negli sbagli, nell’euforia, nelle pause e, ascoltate bene, fuori del ring. Eh si, il cane, compagno nello sport e nella vita quotidiana, non veniva segregato o ancorato, ma, a parte i momenti di ‘bisogno naturale del conduttore’ e pochi altri momenti, vedi la ricognizione, viveva ogni istante accanto al suo Sapiens, esisteva, a quei tempi, lo spirito competitivo e non l’esasperazione della competizione.

Da anni non frequento più quel mondo, ossia dal momento in cui questo spirito si è perso completamente… i conduttori sono tutti professionisti che non parlano d’altro che di ‘firme’ e ‘campionati’, sono brutti a vedersi in gara e totalmente a-armonici. Le conduzioni sono sporche, rigide minacciose e scollegate.
Si certo esistono delle eccezioni:
- mi è capito di vedere il video del Campionato ENCI 2010, dello storico Ermanno D’Avino. Bravo, competente, fluido e sempre armonico, come ai tempi di Jessy, Ermanno ha dato una splendida lezione di professionalità al Campionato, oltretutto, vincendolo. Per quel che può contare ‘bravo Ermanno!’ un bravo che viene dal cuore di due amanti della bella cinofilia.

Perché questo preambolo?
Semplicemente per presentare la nostra Federica Longo, una ragazza semplice che ama i suoi cani a prescindere da tutto. Non ha velleità agonistiche, avendone comunque tutti i requisiti. Vorremmo che la osservaste volteggiare nel ring di allenamento con Thea e Thisbe.
Due cani semplici che arrivano a conquistare il cuore di una ragazza semplice e che insieme a lei danno vita a qualcosa, che non si vedeva da anni.

Nella vita e nello sport solo armonia, brave!

Filmato di un allenamento di Thea e Thisbe

3 LUGLIO 2011 * BENVENUTO CHRISTAL

1° Album fotografico di Christal

10 AGOSTO 2011 * BUON COMPLEANNO VELINE

Filmato di Buon Compleanno