Nel giorno 1°aprile del 1989, ebbe inizio la nostra avventura nel Pianeta Cane,con l’arrivo in casa di Cristina.

 

1°aprile 1989 ore 9,30 + o –

Abbiamo finito il sale marino, non possiamo cambiare l’acqua a Chivas e Cointreau… ok, mentre Paolo si preoccupa di sistemare i nostri ‘pterois-volitans’ (pesci scorpione), io prendo il motorino e in un attimo sono al negozio di acquari, vado e torno.
Sono davanti al punto vendita, è chiuso. All’interno sento un gran abbaiare… a giudicare dall’insistenza e dal timbro di voce, deve essere un cucciolo con un caratterino niente male… strano che ci sia un cucciolo… qui non vendono animali diversi dai pesci… sarà il loro?… ma lo hanno lasciato dentro da solo?... sai che baraonda ha combinato con tutti quei ‘balocchi’ a disposizione… beh, da un momento all’altro dovrebbero arrivare i proprietari ad aprire, sono quasi le 10,00… fra poco lo scopriremo…
Passano alcuni minuti e ancora non si vede nessuno… dall’interno non si sente più nulla… che il cagnolino si sia addormentato?... sono le 10,15 possibile che ancora non arrivi nessuno?...
- Signore mi scusi, conosce i proprietari del negozio di acquari? -
- Si certo. -
- Sa dirmi perché ancora non hanno aperto? -
- Sono andati ad installare un impianto, saranno qui per le 12,00. -
- Grazie. -
- Di nulla. -
- A questo punto mi conviene tornare a casa… -
Tornata a casa, fra un metti a posto questo e un pulisci quell’altro, passano le 12,00 e poi le 13,00, fino a che alle 14,00 (circa) Paolo mi dice:
- Ma tu non hai fame?... -
- Ad essere sincera ho un certo languorino… è già ora di pranzo?... accidenti sono le due del pomeriggio… il sale, il negozio… ho fatto tardi! -
- Senti, adesso mangiamo, fra un’ora i negozi riaprono, se non abbiamo ancora finito di mettere a posto, se vuoi vado io… -
- Si, è meglio, anche perché così chiedi tu, cosa possiamo fare a Cointreau per quelle strane macchie… io non ci capisco niente di pesci… -
- Si, forse è meglio. -

Paolo alle 15,00 esce e dopo soli dieci minuti è di ritorno.
DRINN … il citofono.
- Si? -
- Barbara scendi?... ci ho ripensato, vieni anche tu. -
- Arrivo. -
Non chiedetemi come, né perché, ma ero più che certa che Paolo era già stato al negozio e invece di comprare quel che serviva ai nostri pesci, aveva visto il cucciolo e voleva portarlo a casa. Dire si, fare le scale a perdifiato e saltare in macchina è stato tutt’uno. Durante il breve tragitto cercai di fare la vaga… canticchiavo, guardavo il panorama… ho abitato in quel quartiere da quando sono venuta al mondo, ma non sapevo come nascondere la curiosità… avevo una gran paura che le mie sensazioni non fossero veritiere e allora… sai che delusione!... e come ci sarebbe rimasto Paolo se voleva farmi vedere qualcosa che non c’entrava niente con il cucciolo?... per fortuna la strada da percorrere era breve… dovevo avere pazienza ancora pochi minuti…
Eccoci di fronte alla porta del punto vendita… con fare tranquillo, ma non troppo, invito Paolo ad entrare per primo… il cuore in gola batte all’impazzata… le orecchie tese per cercare di sentire rumori di zampette o mugolii o… perché no, quell’abbaio insistente. Entro. Mi guardo intorno, non lo vedo… Paolo si avvicina a Franco, il proprietario del negozio, e in quel momento da dietro il bancone, salta fuori un… terremoto! Non curante di chi mi fosse intorno, mi lancio verso quel mucchietto di peli, e per alcuni istanti giochiamo come due fanciulli.
Ripreso il controllo di me stessa, mi avvicino a Paolo e a Franco per ascoltare quel che dicono...
La creaturina – giocando mi accorsi che era una femmina – era una cosina di pochi mesi che aveva la pretesa di assomigliare ad un Pastore Tedesco. Era stata sottratta ad un carico di cuccioli dalla dubbia provenienza, nonostante il suo spirito vitale, non era proprio in forma smagliante. Piena di parassiti… li aveva ovunque… addirittura li tossiva. Paolo ed io ci guardammo, non ci fu bisogno di parlare… prendemmo in braccio la cucciolina e via, di corsa dal veterinario.
Cristina, approssimativamente, dell’età di tre mesi, pesava solo tre chili, ma in compenso aveva una febbre da cavallo.
Il veterinario, un caro amico di famiglia, non aveva il cuore di esporci la diagnosi, perciò, silenziosamente, iniziò a scrivere la prescrizione medica, poi disse : “Se resiste alla terapia ci vediamo tra una settimana”.
E andammo avanti di settimana in settimana e di quindici giorni in quindici giorni…
Cristina ha raggiunto la veneranda età di quattordici anni… quattordici anni di momenti meravigliosi, unici per la loro simpatia:
- quando andavamo a trovare i miei genitori al mare e, nelle serate estive, ci attardavamo in giardino a fare due chiacchiere, lei cominciava ad abbaiare in maniera così insistente che non c’era altro modo, per farla smettere, che quello di accompagnarla in camera, indicarle il suo lettino e lasciare che si addormentasse… la sera era la prima a coricarsi e la mattina l’ultima ad alzarsi;
- non ammetteva ritardi sul servizio mensa: se passava l’ora della pappa, anche solo di pochi minuti, si armava di ciotola e veniva a cercarci… se facevamo finta di niente, ci girava intorno, ci urtava… e se ancora non aveva ottenuto l’attenzione desiderata, ci faceva cadere la ciotola davanti ai piedi… a quel punto… come non darle retta?!?!
- ingegnosa ed espressiva in molte cose, soprattutto nel trovare scappatoie quando le veniva chiesto di fare qualcosa di diverso dalle attività ludiche… tutto, purché non avesse alcun legame con la fatica.

E… ironia della sorte… ha scelto proprio un 1° aprile per salutarci.

A lei dobbiamo i molti cambiamenti della nostra vita e, il salto in quella dimensione, dove la forza interiore ha il potere di realizzare i sogni. ...continua...

Tratto dal libro "Alfa questa sconosciuta" di Barbara Tullio e Paolo Caldora