Stella Grigia è la traduzione dell'affisso "Vom Grauen Stern" di Alfa e Arek, i due pastori tedeschi, fratelli di cucciolata, arrivati in Italia nel lontano settembre del 1990. Il nome del loro allevamento deriva dal color argento del manto della mamma "Dolly Vom Wildbachtal", una femmina di grande temperamento che si è distinta nelle competizioni europee più importanti di SCH h3, IPO 3 ed FH.
Il nome del nostro credo è stato a loro dedicato in quanto i primi ad accompagnarci verso la conoscenza il pianeta cane.
Alfa
prima di Arek, entrò a far parte del branco di casa Caldora, già
composto da quattro elementi: Paolo e Barbara (bipedi), Cristina (una voce e
una coda) e Gretel (tanti peli a forma di pastore tedesco). Aveva solo due mesi
quando fece quel suo primo viaggio in aereo da Hannover (via Francoforte) destinazione
aeroporto di Fiumicino a Roma, dove Paolo l'aspettava. Ancora non l'aveva vista
e già era terribilmente pazzo di lei.
Quando uscì dal trasportino dove era stata parcheggiata dodici ore prima,
la cucciolina si diede una bella stiracchiata, fece una lunga pipì e
saltò fra le braccia del suo compagno umano.
Giudicando dalle apparenze non sembrava proprio un pastore tedesco; pesava più
di dodici chili, aveva due orecchie enormi e cadenti sui lati del muso come
un labrador, pelo folto e ossatura da terranova. Era stupenda.
Arek si unì a noi all'età di due anni, quando decidemmo di trasferirci
in campagna e di fondare la nostra Stella Grigia.
Stella Grigia racchiude in sé il desiderio di divulgare e di dividere
con gli altri la passione e il rispetto verso i cani.
Il filone educativo sul quale è stata basata la sua dottrina vuole riconoscersi
nella semplicità di linguaggio fra due specie animali tanto diverse e
tanto simili l'una all'altra. Gli idiomi possono essere assimilati con facilità
solo se l'umiltà e la comprensione hanno la possibilità di emergere.
Pensa semplice e ti capirai con il tuo cane.
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Cristina |
Gretel e Cristina |
Alfa |
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Alfa |
Cristina, Gretel e Alfa |
Arek |
Qualcosa di noi, dei nostri cani, dei nostri amici.
Muna: fra Paolo
e me già esisteva una profonda amicizia… Muna era la mia Schnauzer
Gigante. Quando arrivò a casa avevo quindici anni e lei non era altro
che un orsacchiotto nero. Ricordo ancora come se fosse adesso, il primo incontro.
Erano le otto di mattina di un giorno scolastico; esco di casa; prendo l’ascensore;
arrivo al piano terreno; apro la porta di quell’attrezzo infernale che
funzionava una volta su dieci – otto piani non sono uno scherzo, soprattutto
se devi farli in salita – e chi ti trovo davanti a me?!… un signore
con una meravigliosa cosa pelosa che si poggiava con tutta la sua pancia sulla
manona dello sconosciuto. “Muna” urlai. Non avevo dubbi sul fatto
che fosse lei. Sapevo che papà ci stava preparando una sorpresa, ma non
sapevo quando sarebbe arrivata. Nel mio modo di esultare credo di aver impressionato
non poco quel signore, senza chiedere più di tanto – potevo benissimo
sbagliarmi, non abitavamo solo noi nello stabile, ma sfido chiunque a deludere
uno stato euforico come il mio, non poteva dirmi altro che “si, è
lei” – lo invito a salire con me – avrei fatto tardissimo
a scuola ma non mi importava affatto, già non è che l’amassi
tanto la scuola e ogni scusa era buona per non andarci, ma dopo quell’incontro
come potevo andar via, aspettare ben cinque ore prima di tornare a casa dalla
mia Muna, no, non era possibile, sarei entrata un’ora più tardi,
avevo una stupenda giustificazione.
Non ricordo se a casa c’erano ancora papà e mia sorella o se erano
già usciti per andare in ufficio lui e a scuola lei – è
sempre stata molto diligente mia sorella, per nulla al mondo avrebbe perso un
giorno di scuola, l’ho sempre ammirata molto per questa sua coscienziosità
– di sicuro, però, c’erano mia madre con il mio fratellino
piccolo.
Muna. Non capivo nulla di cani, ma li amavo più di qualsiasi altra cosa
al mondo.
Ricordi d’infanzia.
Negli anni precedenti avevamo avuto tre Pastori Tedeschi: Rinti, Linn, York. Parlare di loro è dolce e amaro.
Rinti. Ricordo
Rinti solo nei primi giorni a casa: un manto molto scuro, si divertiva a morderci
i piedi – miei e di mia sorella – e più scappavamo, più
lui ci rincorreva; più urlavamo, più lui si divertiva; ricordo
le fughe sul letto e le notti insonni… guaiva… forse si sentiva
solo… non gli era permesso di dormire con noi, però poteva stare
in soggiorno… ma la solitudine non può essere consolata da una
bella stanza, così, per tutto il tempo in cui rimaneva lì, si
lamentava, ogni minuto sempre più forte, finché mamma non si alzava
e andava a cullarlo.
Non ricordo altro… forse perché non ha fatto parte di noi per molto
tempo.
Linn. Di lei ricordo anche meno. Ancora più scura di Rinti ma molto più tranquilla. Ho nella mente alcune immagine di Linn appena arrivata, alloggiata nel grande terrazzo del nostro appartamento… poi dopo alcuni giorni, la ricordo nel giardino della casa al mare… le mie mani immerse nel suo pelo nero… e lei che va via… in un’altra casa.
York. Aveva i
colori del mitico Rin-tin-tin, il divo della televisione. Era buono, molto affettuoso.
Amava stare sdraiato accanto alla finestra della sala… ed io dall’altro
lato… lui fuori, io dentro.
Lo rividi alcuni anni dopo nel giardino di un amico di papà… non
ricordo se mi venne incontro o no, non ricordo se voleva venirmi incontro e
non poteva, non ricordo altro… solo un gran dolore… per come conosco
ora i cani, non posso che confermare quel dolore… il distacco da quello
che credi il tuo mondo è la cosa più amara che si possa vivere.
Con Muna per fortuna
ho potuto vivere dieci anni… stupendi!
Anche se non mi trattava con molto rispetto, non mi importava ‘un fico
secco’… ero la sua compagna di giochi, la sua riserva inesauribile
di cibo, il suo cuscino… con lei ho diviso le mie fughe dalla realtà
e le sue fughe da me che la chiamavo… poter rincorrere un leprotto fantasma
o la voce del vento, era per Muna più forte di qualsiasi richiamo…
amavo la sua espressione goliardica quando si fermava un istante a riprender
fiato: la lingua penzoloni da un lato della bocca, le orecchie larghe in posizione
di riposo, il respiro forte… approfittavo di quel momento per cercare
di catturarla, mi avvicinavo piano e quando le ero ad un tiro di guinzaglio…
via di nuovo a correre a perdifiato… in lei mi sono sempre identificata:
voglia di libertà e coscienza di non poter osare di più!
Muna ha vissuto l’inizio della nostra storia.
Marzo 2008…
più di dieci anni di “Stella Grigia”.
Tanti momenti da ricordare. Gli incontri con i cani che sono entrati a far parte
del nostro branco. Le persone che hanno sinceramente creduto in noi e con le
quali è maturata un’amicizia.
Gli allievi di ieri e gli amici di oggi.
Tutte le cose buffe sulle quali abbiamo riso e ancora ricordiamo con tanta simpatia.
Agility – Game Fair 1993 – data storica
Il nome della nostra scuola non era ancora nato, ma la ‘Stella Grigia’ era già viva. Questa data segna, non la prima gara alla quale abbiamo partecipato, ma il primo taglio con una realtà che non riuscivamo più a tollerare e il debutto di una cara amica.
Per quel che riguarda le competizioni di agility, precedentemente al Game Fair, c’era stato il grande debutto ad Ancona, di Paolo e Alfa: debuttanti large, 1° classificato; 1° brevetto large, 1° classificato; open (junior e senior gareggiavano insieme, classifica unica), 4° classificato.
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Arrivati la mattina alla Fiera di Ancona, ove si sarebbe svolta la gara, eravamo un tantino preoccupati, Alfa non conosceva il fondo di moquette, come avrebbe reagito?... sicuramente bene, tutto le scivolava addosso come l’acqua su una superficie impermeabilizzata, però… l’inconveniente delle probabilità c’era… comunque, preoccupati o no, eravamo lì, qualcosa avremmo fatto… entrati nel padiglione chiediamo dove fosse ubicato il ring di agility, ci informano che per motivi di spazio non avevano potuto mettere gli ostacoli all’interno bensì nel parcheggio al di là del padiglione. Paolo ed io ci illuminammo – gli altri concorrenti un po’ meno. Il parcheggio era una distesa di cemento… ci sentivamo a casa. Eh si! Non possedevamo un campo regolamentare in erba per allenarci, ma un piccolo parcheggio in cemento dove, sottraendo un po’ di posto alla macchine, montavamo i nostri ostacoli… e che ostacoli!... spranghe di ferro rubate ad uno scheletro di gazebo e assemblate alla meno peggio… non avevamo il tubo morbido… quello rigido era stato ricavato da un tubo dell’aria condizionata… del tavolo non avevamo nemmeno l’ombra… per non parlare della palizzata… una volta ci si arrangiava così!... avevamo però, una grande fiducia nel nostro binomio Paolo-Alfa… puntavamo tutto su loro e sul meraviglioso rapporto di rispetto-fiducia che li univa… e visti i risultati del debutto, non abbiamo sbagliato a farlo.
Filmato: Alfa ad Ancona nel 1993
Dopo Ancona, la gara più simpatica e inverosimile che ricordiamo: Livorno.
Alla gara di Livorno partecipai (io-Barbara) con Cristina. La manifestazione
si svolgeva ancora nella Fiera, questa volta però, all’aperto.
Un posto molto bello, forse un tantino assolato… il ring di agility ospitava
un percorso bizzarro quanto il nostro – alcuni ostacoli erano veramente
improponibili – ma la cosa più bizzarra di tutte, era il giudice.
Di fresca nomina, non aveva molta dimestichezza con il regolamento. Le zone
di contatto erano valide, per lui, quando non venivano toccate – ricordo
l’euforia di un concorrente il cui cane non le facevo mai, neanche con
le zampe impiastrate di colla – e lo slalom era un ostacolo da eliminare,
in quanto troppo difficile. Per quel che riguarda la mia gara – un disastro
– venni esortata ad uscire quando la vivace Cristina – che vedrete
poi nella gara del Game-Fair – annoiata da quegli ostacoli messi in un
ordine non congeniale alla sua logica, decise di affrontare lo slalom –
con la sua proverbiale flemma – nel vederla così poco vivace, il
giudice mi eliminò in quanto, in quel particolare ostacolo, non avevo
il cane sotto controllo… e per tutto il resto del percorso allora?!?...
uscii dal ring festeggiando con la mia Cristina, un numero incalcolabile di
rifiuti e di risate, che fino a quel punto ci eravamo fatte… con noi festeggiò
pure tutto il pubblico – non ho mai capito se festeggiavano perché
si erano divertiti nel guardare le espressioni di Cristina, oppure perché,
finalmente, rendevamo nuovamente agibile il campo!?!
Ma parliamo ora
del Game-Fair.
A parte un altro divertente show di Cristina (vedi
il filmato), la bella gara di Alfa e l’addio ad alcuni personaggi…
quella caldissima giornata va ricordata per il debutto di: Adia e Marina.
Adia: una femmina di Pastore Tedesco di sei anni; con Marina aveva già
conseguito il 3° brevetto di lavoro, e dopo soli quattro mesi di preparazione,
era pronta a superare anche i due brevetti di agility. Tanto docile quanto duttile,
era sempre disponibile a seguire Marina in ogni avventura.
Marina: quando l’abbiamo conosciuta - parliamo di ben diciannove anni
fa - già era una cinofila. Quel che più colpiva della sua persona,
era la disponibilità verso il prossimo e un’inesauribile carica
esplosiva, tale da farla riuscire in ogni cosa si imponesse di fare… era
un concentrato di bontà e determinazione… il tempo non l’ha
cambiata.
Per rimanere in tema cinofilo, vi riporto alcuni esempi sulla sua caparbietà:
per insegnare ad Adia alcuni ostacoli un po’ ‘ostici’, Marina
affrontava, lei per prima, l’ostacolo in questione . Mi spiego meglio:
se Adia era titubante nel salire sulla passerella, Marina vi saliva al posto
di Adia… Adia nel vederla, la seguiva come un ‘cagnolino fedele’
– perdonate la battuta di spirito – così come, se aveva un
problema ad entrare nel tubo, Marina si metteva giù a carponi, speditamente
ci si infilava, e subito Adia dietro… se Adia, trovava improponibile un
passaggio con Marina a destra, subito Marina faceva di tutto per trovarsi dal
lato sicuro della sua compagna (Non sottovalutiamo la difficoltà, per
un cane che ha lavorato cinque anni in ‘utilità e difesa’,
l’affrontare cose completamente diverse, prima fra tutte la conduzione
a destra del compagno bipede) .
Nel filmato che
state per vedere, purtroppo non vi sarà possibile captare il sorrisino
isterico di Marina che le si stampava in viso quando qualcosa la preoccupava
o la emozionava… ma sarà facile capire dai suoi saltelli e dai
passetti veloci – quando si accorgeva di aver sbagliato qualcosa –
o dalla corsa a fine percorso e dagli abbracci alla pastorella, quanto fosse
commossa e contenta di essere lì con la sua Adia. filmato
Marina è ormai un’istituzione nella “Stella Grigia”,
a lei sono dedicate queste prime pagine ricordo.
Album fotografico: Marina e i suoi cani
Filmato: Il debutto di Adia al Game Fair nel 1993
Filmato: Il debutto di Erika a Bastia Umbra nel 1996
Altri
appuntamenti hanno rallegrato i mesi successivi, altre avventure belle nella
loro semplicità e sportività… nuove conoscenze, nuove amicizie
e purtroppo anche nuove delusioni.
Dopo qualche tempo, una nuova società - con gli alti e bassi di tutte
le società - e la scoperta che altre persone condividevano le nostre
passioni. Ci trovavamo in quel periodo, nel vecchio campo I.K. a Riano Flaminio,
mentre attendevamo una risposta, da parte di un amico di mio zio (mio di Barbara),
sull’affitto di un terreno a Roma in Via Due Ponti, per trasferirvi il
campo di addestramento. Quel pomeriggio Massimo (il nostro socio), era fuori
a girare per una trasmissione o per un film o ‘che so io’, così
Paolo ed io eravamo lì a lavorare con i nostri cani e con gli allievi.
Poco prima dell’apertura, mi trovavo nel campo piccolo a giocherellare
con Arek – ancora nella fase di recupero da un periodo funesto della sua
vita – quando al cancello si affaccia un ragazzo. Cercava Massimo, si
erano conosciuti sul set di una trasmissione televisiva. Lo informiamo che quel
giorno non sarebbe arrivato, ma che se gli faceva piacere, poteva rimanere e
così, lo invitiamo ad entrare… due chiacchiere si sono trasformate
in fiumi di parole, intervallate da sedute di lavoro in campo con i nostri cani
e con gli allievi che nel frattempo cominciavano ad arrivare… fino a scoprire
che condividevamo una stessa passione.
Era il 1993 quando conoscemmo Enrico e suoi cani: Rudy e Oxa.
Rudy: un maschio di Pastore Tedesco nero focato, equilibrato ed energico, stabile
e duttile, docile alla voce di Enrico.
Oxa: una femmina di Pastore Tedesco grigio, armoniosa, docile e sensibile, vivace
e curiosa, ma anche estremamente tranquilla nei momenti di riposo.
Enrico era alle prime
armi in cinofilia, ma possedeva una grande sensibilità, sensibilità
che gli ha permesso di saltare molti gradini della conoscenza meccanica, ritrovandosi
in ‘men che non si dica’ ad ‘ingarellarsi’ in attente
riflessioni e spericolate evoluzioni cinofile.
La prima cosa che ci colpì di Enrico fu l’attenzione che prestava
a tutto ciò che accadeva nei ring di addestramento e a tutti i discorsi
riguardanti l’importanza della crescita in sintonia con il proprio cane;
il desiderio di capire e tutte le domande che ci rivolgeva per portarsi a casa
un pezzettino in più, di quel qualcosa, che non si impara sui libri.
Innamorato dei suoi cani, ha dedicato loro, spesso affiancato anche da sua moglie
Nadia, ogni minuto che riusciva a ritagliare nella giornata lavorativa, per
non parlare dei giorni di festa… la sua passione l’ha spinto a spaziare
nel mondo della conoscenza cinofila, tutto lo ha sempre interessato ed emozionato.
A lui e al suo branco sono dedicate queste nuove pagine della nostra storia.
Album fotografico: Enrico e i suoi cani
Filmati:
Enrico con Rudy, Oxa e Frida
Durante
l’allestimento del campo di sabbia, in un momento di pausa, scorgiamo
nel parcheggio una macchina che rallenta. Dopo poco, una persona si avvicina
e, timidamente, ci chiede informazioni sul posto: “Ho visto dei cani correre
e alcuni ostacoli di agility, e così mi sono chiesto se state allestendo
un campo di addestramento.”
A fare da Cicerone è Massimo: “Si. Fra brevissimo sarà pronto.”
Paolo ed io ci guardiamo, poi giriamo lo sguardo sul deserto che ci circondava,
e la domanda che siamo posti è stata la stessa: “Ma di che posto
sta parlando?... ci vorranno almeno due o tre mesi per renderlo presentabile!”
“Mi chiedevo se potevo provare con il mio cane…” continua
l’educatissimo signore.
“Che cane ha?” chiede il nostro socio.
“Un cagnetto nero, tanto vivace.”
Un cagnetto nero, tanto vivace… nel sentire queste parole a cosa vi viene
da pensare?... un cane di piccola taglia un po’ pestifero…
Dopo pochi giorni facciamo la conoscenza con Messner: un gigante nero con cravatta
bianca – 75 cm. al garrese o giù di lì – orecchie
pendenti, coda riccia e… una vitalità da far invidia al più
esuberante dei quadrupedi... al guinzaglio tirava come un ‘animale’
e andava pazzo per la palla!
Marco, il suo fido compagno bipede, era anche lui molto alto – lo è
ancora – e al suo fianco, Messner, appariva un cane di taglia normale…
solo quando lo ebbi al fianco per la prima volta, mi resi conto dell’effettiva
statura della creatura.
Vista la poca dimestichezza con l’educazione di base, e la predisposizione
a fare un po’ di resta sua, il cagnetto fu invitato a frequentare le lezioni
di obbedienza e, solo dopo aver iniziato a capire che forse doveva dar retta
a chi gli stava al fianco, si sarebbe potuta impostare l’agility –
dovendo girare un domani, libero nel percorso, e seguire le direttive del conduttore,
come avrebbe potuto farlo se ignorava del tutto l’esistenza delle parole
’cooperazione e binomio’?... –
A portarlo a scuola, in questa prima fase, fu Claudia, la moglie di Marco. Puntualmente
alle sette di sera, ero pronta per loro… quanti giri di campo al guinzaglio
abbiamo fatto prima di riuscire a dominare (che parola grossa) la forza di quel
cagnetto nero tanto vivace!... ma fu proprio in quelle interminabili passeggiate
nell’oscurità del campo – l’unico punto illuminato
di tutto il terreno era il ring di sabbia, ed essendo quindi l’unico ad
essere funzionale, era dominato esclusivamente dalla figura del Cicerone…
- dicevo, in quelle interminabili passeggiate serali, nacque una sincera simpatia
fra me e Claudia e, con l’andare del tempo, si trasformò in sincera
amicizia.
All’epoca del nostro incontro, la famiglia dei Messner era composta, oltre
che da loro tre, da un arzillo vecchietto di setter irlandese ‘Lancelot’,
simpaticamente soprannominato ‘Arterio’.
Arterio è stato, nella storia dell’agility, il più anziano
giovane cane debuttante… alla tenera età di undici anni, a Torino,
l’esordio nelle gare internazionali. Credetemi quando vi dico che è
stato lui a farci capire che non voleva essere un semplice spettatore, che la
sua età era solo anagrafica, che il suo spirito era quello di un giovincello.
Ora la famiglia dei Messner è molto più numerosa, fra i tanti
componenti, la bellissima Valeria… a Lancelot, a Messner, a Claudia, a
Marco… e a tutto il loro branco è dedicato questo terzo appuntamento
con i nostri amici.
Filmati:
Messner, Lancelot, Alya, Pisolo e Scarlet
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Marina,
dopo un breve periodo, leggermente caotico, della sua esistenza, torna
finalmente alle cose belle della vita e a deliziarci con la sua allegria.
Con lei, un giorno, arrivano le sue amiche: Maura e Nebbia. |
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Alla dolcissima Nebbia (Marylin per gli amici) - interprete di ‘Marylin’ nel libro ‘Ciro: storia di un cane’ - e a Maura - una ragazza alla quale dovrebbe essere affidato il compito di risanare le menti isteriche dell’umanità… una ragazza con la quale non è possibile non rilassarsi e non passare alcune ore in pieno relax… a loro è dedicato questo quarto incontro con gli amici più cari.