I Messner          

 

 

La Storia

Stella Grigia è la traduzione dell'affisso "Vom Grauen Stern" di Alfa e Arek, i due pastori tedeschi, fratelli di cucciolata, arrivati in Italia nel lontano settembre del 1990. Il nome del loro allevamento deriva dal color argento del manto della mamma "Dolly Vom Wildbachtal", una femmina di grande temperamento che si è distinta nelle competizioni europee più importanti di SCH h3, IPO 3 ed FH.

Il nome del nostro credo è stato a loro dedicato in quanto i primi ad accompagnarci verso la conoscenza il pianeta cane.

Alfa prima di Arek, entrò a far parte del branco di casa Caldora, già composto da quattro elementi: Paolo e Barbara (bipedi), Cristina (una voce e una coda) e Gretel (tanti peli a forma di pastore tedesco). Aveva solo due mesi quando fece quel suo primo viaggio in aereo da Hannover (via Francoforte) destinazione aeroporto di Fiumicino a Roma, dove Paolo l'aspettava. Ancora non l'aveva vista e già era terribilmente pazzo di lei.
Quando uscì dal trasportino dove era stata parcheggiata dodici ore prima, la cucciolina si diede una bella stiracchiata, fece una lunga pipì e saltò fra le braccia del suo compagno umano.
Giudicando dalle apparenze non sembrava proprio un pastore tedesco; pesava più di dodici chili, aveva due orecchie enormi e cadenti sui lati del muso come un labrador, pelo folto e ossatura da terranova. Era stupenda.
Arek si unì a noi all'età di due anni, quando decidemmo di trasferirci in campagna e di fondare la nostra Stella Grigia.
Stella Grigia racchiude in sé il desiderio di divulgare e di dividere con gli altri la passione e il rispetto verso i cani.
Il filone educativo sul quale è stata basata la sua dottrina vuole riconoscersi nella semplicità di linguaggio fra due specie animali tanto diverse e tanto simili l'una all'altra. Gli idiomi possono essere assimilati con facilità solo se l'umiltà e la comprensione hanno la possibilità di emergere.
Pensa semplice e ti capirai con il tuo cane.

Cristina

Gretel e Cristina

Alfa

Alfa

Cristina, Gretel e Alfa

Arek

Più di dieci anni fa…

Era il giugno del 1995, quando Paolo ed io, abbiamo deciso di fondare la scuola “Stella Grigia”.
Eravamo sinceramente, molto amareggiati e stanchi delle incomprensioni nate, maturate e degenerate nel corso degli anni, nell’ambito delle due società delle quali facevamo parte sia come soci sostenitori sia come personale lavorante. Nelle società l’ago della bilancia non pende mai solo da una parte o solo dall’altra, certamente noi non siamo state persone facilmente comprensibili, come non lo sono stati per noi i nostri soci, però, in tutta sincerità, ci sentiamo di dire che da parte nostra c’è sempre stato un profondo rispetto verso tutti, non ci sentiamo di affermare o di smentire, con altrettanta schiettezza, se la stessa lealtà è esistita nei nostri confronti… mah!… quel che è stato è stato. Abbiamo imparato molto dalle persone che ci hanno accompagnato fino a quel momento, sia dal punto di vista di conoscenza della materia, sia dal punto di vista di interazione con il genere umano, e di ciò li ringraziamo. Queste stesse persone, inoltre, hanno fatto in modo di far crescere in noi un amore smodato, se mai ce ne fosse stato bisogno, verso i cani e i cani, meravigliosi esseri viventi possessori di un’anima superiore, hanno reso possibile la comunicazione senza veli.
Non è stato facile ricominciare per l’ennesima volta, non è stato facile lasciare quel che avevamo costruito con tanta dedizione, non è stato facile continuare a guardare in faccia i personaggi che fino a quel momento ci avevano giurato “amore eterno” e in un istante ci hanno dichiarato guerra, non è stato facile sentirsi dire “ti amo” e leggere in quelle parole “ti odio”… ma è stato possibile resistere a tutto questo grazie all’unione del nostro branco, sempre grande e quanto mai vivo, oggi più di allora.

Nei dieci anni e più… prima e dopo.

Qualcosa di noi, dei nostri cani, dei nostri amici.

Muna: fra Paolo e me già esisteva una profonda amicizia… Muna era la mia Schnauzer Gigante. Quando arrivò a casa avevo quindici anni e lei non era altro che un orsacchiotto nero. Ricordo ancora come se fosse adesso, il primo incontro. Erano le otto di mattina di un giorno scolastico; esco di casa; prendo l’ascensore; arrivo al piano terreno; apro la porta di quell’attrezzo infernale che funzionava una volta su dieci – otto piani non sono uno scherzo, soprattutto se devi farli in salita – e chi ti trovo davanti a me?!… un signore con una meravigliosa cosa pelosa che si poggiava con tutta la sua pancia sulla manona dello sconosciuto. “Muna” urlai. Non avevo dubbi sul fatto che fosse lei. Sapevo che papà ci stava preparando una sorpresa, ma non sapevo quando sarebbe arrivata. Nel mio modo di esultare credo di aver impressionato non poco quel signore, senza chiedere più di tanto – potevo benissimo sbagliarmi, non abitavamo solo noi nello stabile, ma sfido chiunque a deludere uno stato euforico come il mio, non poteva dirmi altro che “si, è lei” – lo invito a salire con me – avrei fatto tardissimo a scuola ma non mi importava affatto, già non è che l’amassi tanto la scuola e ogni scusa era buona per non andarci, ma dopo quell’incontro come potevo andar via, aspettare ben cinque ore prima di tornare a casa dalla mia Muna, no, non era possibile, sarei entrata un’ora più tardi, avevo una stupenda giustificazione.
Non ricordo se a casa c’erano ancora papà e mia sorella o se erano già usciti per andare in ufficio lui e a scuola lei – è sempre stata molto diligente mia sorella, per nulla al mondo avrebbe perso un giorno di scuola, l’ho sempre ammirata molto per questa sua coscienziosità – di sicuro, però, c’erano mia madre con il mio fratellino piccolo.
Muna. Non capivo nulla di cani, ma li amavo più di qualsiasi altra cosa al mondo.

Ricordi d’infanzia.

Negli anni precedenti avevamo avuto tre Pastori Tedeschi: Rinti, Linn, York. Parlare di loro è dolce e amaro.

Rinti. Ricordo Rinti solo nei primi giorni a casa: un manto molto scuro, si divertiva a morderci i piedi – miei e di mia sorella – e più scappavamo, più lui ci rincorreva; più urlavamo, più lui si divertiva; ricordo le fughe sul letto e le notti insonni… guaiva… forse si sentiva solo… non gli era permesso di dormire con noi, però poteva stare in soggiorno… ma la solitudine non può essere consolata da una bella stanza, così, per tutto il tempo in cui rimaneva lì, si lamentava, ogni minuto sempre più forte, finché mamma non si alzava e andava a cullarlo.
Non ricordo altro… forse perché non ha fatto parte di noi per molto tempo.

Linn. Di lei ricordo anche meno. Ancora più scura di Rinti ma molto più tranquilla. Ho nella mente alcune immagine di Linn appena arrivata, alloggiata nel grande terrazzo del nostro appartamento… poi dopo alcuni giorni, la ricordo nel giardino della casa al mare… le mie mani immerse nel suo pelo nero… e lei che va via… in un’altra casa.

York. Aveva i colori del mitico Rin-tin-tin, il divo della televisione. Era buono, molto affettuoso. Amava stare sdraiato accanto alla finestra della sala… ed io dall’altro lato… lui fuori, io dentro.
Lo rividi alcuni anni dopo nel giardino di un amico di papà… non ricordo se mi venne incontro o no, non ricordo se voleva venirmi incontro e non poteva, non ricordo altro… solo un gran dolore… per come conosco ora i cani, non posso che confermare quel dolore… il distacco da quello che credi il tuo mondo è la cosa più amara che si possa vivere.

Con Muna per fortuna ho potuto vivere dieci anni… stupendi!
Anche se non mi trattava con molto rispetto, non mi importava ‘un fico secco’… ero la sua compagna di giochi, la sua riserva inesauribile di cibo, il suo cuscino… con lei ho diviso le mie fughe dalla realtà e le sue fughe da me che la chiamavo… poter rincorrere un leprotto fantasma o la voce del vento, era per Muna più forte di qualsiasi richiamo… amavo la sua espressione goliardica quando si fermava un istante a riprender fiato: la lingua penzoloni da un lato della bocca, le orecchie larghe in posizione di riposo, il respiro forte… approfittavo di quel momento per cercare di catturarla, mi avvicinavo piano e quando le ero ad un tiro di guinzaglio… via di nuovo a correre a perdifiato… in lei mi sono sempre identificata: voglia di libertà e coscienza di non poter osare di più!
Muna ha vissuto l’inizio della nostra storia.

Marzo 2008… più di dieci anni di “Stella Grigia”.
Tanti momenti da ricordare. Gli incontri con i cani che sono entrati a far parte del nostro branco. Le persone che hanno sinceramente creduto in noi e con le quali è maturata un’amicizia.

Gli allievi di ieri e gli amici di oggi.

Tutte le cose buffe sulle quali abbiamo riso e ancora ricordiamo con tanta simpatia.

Agility – Game Fair 1993 – data storica

Il nome della nostra scuola non era ancora nato, ma la ‘Stella Grigia’ era già viva. Questa data segna, non la prima gara alla quale abbiamo partecipato, ma il primo taglio con una realtà che non riuscivamo più a tollerare e il debutto di una cara amica.

Per quel che riguarda le competizioni di agility, precedentemente al Game Fair, c’era stato il grande debutto ad Ancona, di Paolo e Alfa: debuttanti large, 1° classificato; 1° brevetto large, 1° classificato; open (junior e senior gareggiavano insieme, classifica unica), 4° classificato.

Arrivati la mattina alla Fiera di Ancona, ove si sarebbe svolta la gara, eravamo un tantino preoccupati, Alfa non conosceva il fondo di moquette, come avrebbe reagito?... sicuramente bene, tutto le scivolava addosso come l’acqua su una superficie impermeabilizzata, però… l’inconveniente delle probabilità c’era… comunque, preoccupati o no, eravamo lì, qualcosa avremmo fatto… entrati nel padiglione chiediamo dove fosse ubicato il ring di agility, ci informano che per motivi di spazio non avevano potuto mettere gli ostacoli all’interno bensì nel parcheggio al di là del padiglione. Paolo ed io ci illuminammo – gli altri concorrenti un po’ meno. Il parcheggio era una distesa di cemento… ci sentivamo a casa. Eh si! Non possedevamo un campo regolamentare in erba per allenarci, ma un piccolo parcheggio in cemento dove, sottraendo un po’ di posto alla macchine, montavamo i nostri ostacoli… e che ostacoli!... spranghe di ferro rubate ad uno scheletro di gazebo e assemblate alla meno peggio… non avevamo il tubo morbido… quello rigido era stato ricavato da un tubo dell’aria condizionata… del tavolo non avevamo nemmeno l’ombra… per non parlare della palizzata… una volta ci si arrangiava così!... avevamo però, una grande fiducia nel nostro binomio Paolo-Alfa… puntavamo tutto su loro e sul meraviglioso rapporto di rispetto-fiducia che li univa… e visti i risultati del debutto, non abbiamo sbagliato a farlo.

Filmato: Alfa ad Ancona nel 1993


Dopo Ancona, la gara più simpatica e inverosimile che ricordiamo: Livorno.
Alla gara di Livorno partecipai (io-Barbara) con Cristina. La manifestazione si svolgeva ancora nella Fiera, questa volta però, all’aperto. Un posto molto bello, forse un tantino assolato… il ring di agility ospitava un percorso bizzarro quanto il nostro – alcuni ostacoli erano veramente improponibili – ma la cosa più bizzarra di tutte, era il giudice. Di fresca nomina, non aveva molta dimestichezza con il regolamento. Le zone di contatto erano valide, per lui, quando non venivano toccate – ricordo l’euforia di un concorrente il cui cane non le facevo mai, neanche con le zampe impiastrate di colla – e lo slalom era un ostacolo da eliminare, in quanto troppo difficile. Per quel che riguarda la mia gara – un disastro – venni esortata ad uscire quando la vivace Cristina – che vedrete poi nella gara del Game-Fair – annoiata da quegli ostacoli messi in un ordine non congeniale alla sua logica, decise di affrontare lo slalom – con la sua proverbiale flemma – nel vederla così poco vivace, il giudice mi eliminò in quanto, in quel particolare ostacolo, non avevo il cane sotto controllo… e per tutto il resto del percorso allora?!?... uscii dal ring festeggiando con la mia Cristina, un numero incalcolabile di rifiuti e di risate, che fino a quel punto ci eravamo fatte… con noi festeggiò pure tutto il pubblico – non ho mai capito se festeggiavano perché si erano divertiti nel guardare le espressioni di Cristina, oppure perché, finalmente, rendevamo nuovamente agibile il campo!?!

Ma parliamo ora del Game-Fair.
A parte un altro divertente show di Cristina (vedi il filmato), la bella gara di Alfa e l’addio ad alcuni personaggi… quella caldissima giornata va ricordata per il debutto di: Adia e Marina.
Adia: una femmina di Pastore Tedesco di sei anni; con Marina aveva già conseguito il 3° brevetto di lavoro, e dopo soli quattro mesi di preparazione, era pronta a superare anche i due brevetti di agility. Tanto docile quanto duttile, era sempre disponibile a seguire Marina in ogni avventura.
Marina: quando l’abbiamo conosciuta - parliamo di ben diciannove anni fa - già era una cinofila. Quel che più colpiva della sua persona, era la disponibilità verso il prossimo e un’inesauribile carica esplosiva, tale da farla riuscire in ogni cosa si imponesse di fare… era un concentrato di bontà e determinazione… il tempo non l’ha cambiata.
Per rimanere in tema cinofilo, vi riporto alcuni esempi sulla sua caparbietà: per insegnare ad Adia alcuni ostacoli un po’ ‘ostici’, Marina affrontava, lei per prima, l’ostacolo in questione . Mi spiego meglio: se Adia era titubante nel salire sulla passerella, Marina vi saliva al posto di Adia… Adia nel vederla, la seguiva come un ‘cagnolino fedele’ – perdonate la battuta di spirito – così come, se aveva un problema ad entrare nel tubo, Marina si metteva giù a carponi, speditamente ci si infilava, e subito Adia dietro… se Adia, trovava improponibile un passaggio con Marina a destra, subito Marina faceva di tutto per trovarsi dal lato sicuro della sua compagna (Non sottovalutiamo la difficoltà, per un cane che ha lavorato cinque anni in ‘utilità e difesa’, l’affrontare cose completamente diverse, prima fra tutte la conduzione a destra del compagno bipede) .

Nel filmato che state per vedere, purtroppo non vi sarà possibile captare il sorrisino isterico di Marina che le si stampava in viso quando qualcosa la preoccupava o la emozionava… ma sarà facile capire dai suoi saltelli e dai passetti veloci – quando si accorgeva di aver sbagliato qualcosa – o dalla corsa a fine percorso e dagli abbracci alla pastorella, quanto fosse commossa e contenta di essere lì con la sua Adia. filmato
Marina è ormai un’istituzione nella “Stella Grigia”, a lei sono dedicate queste prime pagine ricordo.

Album fotografico: Marina e i suoi cani

Filmato: Il debutto di Adia al Game Fair nel 1993

Filmato: Il debutto di Erika a Bastia Umbra nel 1996

Altri appuntamenti hanno rallegrato i mesi successivi, altre avventure belle nella loro semplicità e sportività… nuove conoscenze, nuove amicizie e purtroppo anche nuove delusioni.
Dopo qualche tempo, una nuova società - con gli alti e bassi di tutte le società - e la scoperta che altre persone condividevano le nostre passioni. Ci trovavamo in quel periodo, nel vecchio campo I.K. a Riano Flaminio, mentre attendevamo una risposta, da parte di un amico di mio zio (mio di Barbara), sull’affitto di un terreno a Roma in Via Due Ponti, per trasferirvi il campo di addestramento. Quel pomeriggio Massimo (il nostro socio), era fuori a girare per una trasmissione o per un film o ‘che so io’, così Paolo ed io eravamo lì a lavorare con i nostri cani e con gli allievi. Poco prima dell’apertura, mi trovavo nel campo piccolo a giocherellare con Arek – ancora nella fase di recupero da un periodo funesto della sua vita – quando al cancello si affaccia un ragazzo. Cercava Massimo, si erano conosciuti sul set di una trasmissione televisiva. Lo informiamo che quel giorno non sarebbe arrivato, ma che se gli faceva piacere, poteva rimanere e così, lo invitiamo ad entrare… due chiacchiere si sono trasformate in fiumi di parole, intervallate da sedute di lavoro in campo con i nostri cani e con gli allievi che nel frattempo cominciavano ad arrivare… fino a scoprire che condividevamo una stessa passione.
Era il 1993 quando conoscemmo Enrico e suoi cani: Rudy e Oxa.
Rudy: un maschio di Pastore Tedesco nero focato, equilibrato ed energico, stabile e duttile, docile alla voce di Enrico.
Oxa: una femmina di Pastore Tedesco grigio, armoniosa, docile e sensibile, vivace e curiosa, ma anche estremamente tranquilla nei momenti di riposo.

Enrico era alle prime armi in cinofilia, ma possedeva una grande sensibilità, sensibilità che gli ha permesso di saltare molti gradini della conoscenza meccanica, ritrovandosi in ‘men che non si dica’ ad ‘ingarellarsi’ in attente riflessioni e spericolate evoluzioni cinofile.
La prima cosa che ci colpì di Enrico fu l’attenzione che prestava a tutto ciò che accadeva nei ring di addestramento e a tutti i discorsi riguardanti l’importanza della crescita in sintonia con il proprio cane; il desiderio di capire e tutte le domande che ci rivolgeva per portarsi a casa un pezzettino in più, di quel qualcosa, che non si impara sui libri.
Innamorato dei suoi cani, ha dedicato loro, spesso affiancato anche da sua moglie Nadia, ogni minuto che riusciva a ritagliare nella giornata lavorativa, per non parlare dei giorni di festa… la sua passione l’ha spinto a spaziare nel mondo della conoscenza cinofila, tutto lo ha sempre interessato ed emozionato. A lui e al suo branco sono dedicate queste nuove pagine della nostra storia.

Album fotografico: Enrico e i suoi cani


Filmati: Enrico con Rudy, Oxa e Frida


Nella primavera di quello stesso anno, finalmente l’ok per il terreno in Via Due Ponti… il posto è molto bello, situato alle spalle del centro abitato, offre un’incredibile opportunità alle persone di uscire dalla città e rimanervi comunque all’interno - per il cittadino romano, restare dentro l’anello del raccordo anulare è di vitale importanza!... per gli altri cittadini delle altre città italiane, non lo so, sono romana e parlo di quel che l’esperienza diretta mi ha dato :) -.
Il lavoro che ci attende per mettere su un campo di sana pianta - e di quella grandezza – è immenso, ma la fatica non ci ha mai spaventato… motivati da entusiasmo rinnovato, ci rimbocchiamo le maniche e ci tuffiamo nella nuova impresa.
Una volta spianato tutto il terreno, le prime decisioni sulla suddivisione.
Iniziamo con il disegno del parcheggio, dei campi scuola, dei pascoli, delle zone d’ombra, del bar, dei bagni… le mie due richieste sono: avere un ring riservato per ’utilità e difesa’, e un anello perimetrale da poter assegnare agli allenamenti dei cani da tiro; quella di Paolo, che ci fosse un ripostiglio per le attrezzature da lavoro; quelle di Massimo… innumerevoli…

Durante l’allestimento del campo di sabbia, in un momento di pausa, scorgiamo nel parcheggio una macchina che rallenta. Dopo poco, una persona si avvicina e, timidamente, ci chiede informazioni sul posto: “Ho visto dei cani correre e alcuni ostacoli di agility, e così mi sono chiesto se state allestendo un campo di addestramento.”
A fare da Cicerone è Massimo: “Si. Fra brevissimo sarà pronto.”
Paolo ed io ci guardiamo, poi giriamo lo sguardo sul deserto che ci circondava, e la domanda che siamo posti è stata la stessa: “Ma di che posto sta parlando?... ci vorranno almeno due o tre mesi per renderlo presentabile!”
“Mi chiedevo se potevo provare con il mio cane…” continua l’educatissimo signore.
“Che cane ha?” chiede il nostro socio.
“Un cagnetto nero, tanto vivace.”
Un cagnetto nero, tanto vivace… nel sentire queste parole a cosa vi viene da pensare?... un cane di piccola taglia un po’ pestifero…
Dopo pochi giorni facciamo la conoscenza con Messner: un gigante nero con cravatta bianca – 75 cm. al garrese o giù di lì – orecchie pendenti, coda riccia e… una vitalità da far invidia al più esuberante dei quadrupedi... al guinzaglio tirava come un ‘animale’ e andava pazzo per la palla!
Marco, il suo fido compagno bipede, era anche lui molto alto – lo è ancora – e al suo fianco, Messner, appariva un cane di taglia normale… solo quando lo ebbi al fianco per la prima volta, mi resi conto dell’effettiva statura della creatura.
Vista la poca dimestichezza con l’educazione di base, e la predisposizione a fare un po’ di resta sua, il cagnetto fu invitato a frequentare le lezioni di obbedienza e, solo dopo aver iniziato a capire che forse doveva dar retta a chi gli stava al fianco, si sarebbe potuta impostare l’agility – dovendo girare un domani, libero nel percorso, e seguire le direttive del conduttore, come avrebbe potuto farlo se ignorava del tutto l’esistenza delle parole ’cooperazione e binomio’?... –
A portarlo a scuola, in questa prima fase, fu Claudia, la moglie di Marco. Puntualmente alle sette di sera, ero pronta per loro… quanti giri di campo al guinzaglio abbiamo fatto prima di riuscire a dominare (che parola grossa) la forza di quel cagnetto nero tanto vivace!... ma fu proprio in quelle interminabili passeggiate nell’oscurità del campo – l’unico punto illuminato di tutto il terreno era il ring di sabbia, ed essendo quindi l’unico ad essere funzionale, era dominato esclusivamente dalla figura del Cicerone… - dicevo, in quelle interminabili passeggiate serali, nacque una sincera simpatia fra me e Claudia e, con l’andare del tempo, si trasformò in sincera amicizia.
All’epoca del nostro incontro, la famiglia dei Messner era composta, oltre che da loro tre, da un arzillo vecchietto di setter irlandese ‘Lancelot’, simpaticamente soprannominato ‘Arterio’.
Arterio è stato, nella storia dell’agility, il più anziano giovane cane debuttante… alla tenera età di undici anni, a Torino, l’esordio nelle gare internazionali. Credetemi quando vi dico che è stato lui a farci capire che non voleva essere un semplice spettatore, che la sua età era solo anagrafica, che il suo spirito era quello di un giovincello.
Ora la famiglia dei Messner è molto più numerosa, fra i tanti componenti, la bellissima Valeria… a Lancelot, a Messner, a Claudia, a Marco… e a tutto il loro branco è dedicato questo terzo appuntamento con i nostri amici.

Album fotografico: I Messner


Filmati: Messner, Lancelot, Alya, Pisolo e Scarlet


I giorni dell’allestimento continuano, il campo è operativo solo per un terzo… Paolo si diletta nell’arte della falegnameria costruendo: una rurale, ma accogliente club-house, munita di bar e disimpegno, due confortevoli toelette e… tribune, panchine, ostacoli personalizzati, ecc. ecc… Massimo si allieta nel ‘ring operativo’, intrattiene il pubblico incuriosito da tutto quel movimento in un terreno che solo fino a pochi mesi prima era un pascolo alquanto desolato, mentre io… vengo adibita a ‘tutto-fare’… le mie mansioni vagano da mozzo del falegname, a conduttrice di: cani in passeggiata; palette di ‘…’ raccolte in giro per il terreno; decespugliatore (ore e ore a dondolarmi, con quell’arnese a tracolla, fra i ring sorti attorno al mitico campo centrale in erba da stadio, nel quale solo ad uno, era permesso l’ingresso).
Ma ecco finalmente un volto amico che mi permette di staccare un attimo dai delicati compiti che mi erano stati affidati: Marina.

Marina, dopo un breve periodo, leggermente caotico, della sua esistenza, torna finalmente alle cose belle della vita e a deliziarci con la sua allegria. Con lei, un giorno, arrivano le sue amiche: Maura e Nebbia.

Maura: alta, magra, passo felpato e lento… la tranquillità fatta persona.
Nebbia: sei mesi circa, bianca, gambe lunghe, andamento sinuoso… tranquilla ma… con un caratterino niente male.
Dopo le presentazioni di rito e i - di rito - convenevoli, mi infilo in un pascolo con i nuovi ospiti, finalmente anche io avevo un ruolo da Cicerone.
Il primo amico di Nebbia fu il mio Apache. Maura nel presentarmi la sua compagna pelosa, mi disse che aveva qualche problema a relazionarsi con i cani – forse perché era cresciuta con un gatto?... boh! – senza pensarci due volte, presi il mio piccolo guerriero e lo esibii alla indomita Nebbia. Uno sguardo, un’annusatina gentile e il gioco è fatto. Nebbia e Apache sono rimasti grandi amici.
Io c’ho messo un po’ di più a conquistare il suo cuore.
Mi ricordo quando, testarda più di un mulo, non ne voleva sapere di accondiscendere alla direzione, da me scelta, della passeggiata … si impennava come il cavallo bianco della pubblicità ‘Aiax tornado bianco’… per convincerla a riassumere una posizione più dignitosa e naturale, mi faceva sudare sette camicie… ma altrettante ne sudavo per persuaderla che, la direzione giusta da prendere durante la passeggiata, era quella decisa da me e non da lei. Allorché, ammansita finalmente la bestiola, rientravo dal lungo giro perimetrale del campo (solcato nel pomeriggio con Nebbia e di sera con Messner). Riconsegnandola alla fida compagna, ecco Maura, con la sua voce soft, elogiare con grandi parole la dolcissima Nebbia, ed ecco Nebbia, sdraiarsi sul dorso, estenuata da tutto quello scervellarsi sulle direzioni da prendere.
Crescendo Nebbia muta il suo carattere diventando la cana più ricercata della compagnia, simpatica e affascinante, per il suo modo di interagire con tutti gli esseri viventi e per la sua camminata da modella, si guadagna ben presto l’appellativo di Marylin.

Alla dolcissima Nebbia (Marylin per gli amici) - interprete di ‘Marylin’ nel libro ‘Ciro: storia di un cane’ - e a Maura - una ragazza alla quale dovrebbe essere affidato il compito di risanare le menti isteriche dell’umanità… una ragazza con la quale non è possibile non rilassarsi e non passare alcune ore in pieno relax… a loro è dedicato questo quarto incontro con gli amici più cari.

Album fotografico: Maura


Filmati: Maura